Perché nel mese di dicembre si addobba l’albero di Natale?

L’origine dell’albero di Natale segue da vicino la Natività e il bisogno per il Cristianesimo di assorbire le tradizioni e i simboli delle religioni pagane. A tal fine che cosa è meglio di un albero sempreverde per esprimere il messaggio dell’immortalità?

L’abitudine di decorare degli alberi sempreverdi era diffusa già tra i druidi, antichi sacerdoti dei Celti,in occasione del solstizio d’inverno, in cui si festeggiava la rinascita del sole. I popoli dell’Europa del Nord per illuminare la lunga notte del solstizio d’inverno incendiavano un grosso albero. In Egitto vi era il culto del «Sol Invictus», in cui i sacerdoti annunciavano la nascita del Sole, raffigurato da un bambino partorito da una vergine. Il culto fu poi adottato dai romani, che festeggiavano «il sole che nasce» in riferimento al dio Mitra. Quindi i pagani celebravano la nascita astronomica del sole, mentre i cristiani quella di Cristo, ovvero la luce che appare al mondo dopo la lunga notte del peccato.

Nella tradizione cristiana l’abete fu sostituito da un agrifoglio, le cui spine ricordavano la corona di Cristo. I primi alberi di Natale erano chiamati «alberi del Paradiso» ed erano decorati con mele (allegoria del peccato originale), e ostie (simbolo del corpo di Cristo). In seguito furono aggiunti dei nastri argentati e dorati per richiamare i doni dei Re Magi. Nei paesi  della Turingia, in cui era praticata l’arte vetraria, si aggiunsero anche delle sfere di vetro colorato per dare più luminosità all’albero ed, insieme alle candele, indicare il motto evangelico «Cristo luce del mondo». In Italia, la tradizione dell’albero di Natale è arrivata nella seconda metà dell’Ottocento, quando la regina Margherita, moglie di Umberto I di Savoia, ne fece allestire uno al Quirinale. Da lì poi la moda si diffuse in tutto il paese, giungendo sino a noi.

 

 

 

 

 

 

 

STORIA DEL MACRAMÉ

Articolo dedicato a mia madre

C. Leggio – copribottiglia in macramè

L’uso di annodare i fili dell’ordito di una tela tessuta a mano risale agli albori della stessa tessitura. Una tunica con frange annodata, risalente al I secolo a. C., è stata rinvenuta sulle sponde del Nilo, presso la città fortificata di Qasr Ibrim.

Si deve agli arabi la diffusione nell’area mediterranea di questo merletto annodato. Tracce dell’influenza del mondo islamico si evincono dai nomi di alcuni nodi decorativi, come i punti Jasmine e Mustafà. Nel Mediterraneo, la suddetta tecnica era usata perlopiù in ambito domestico per ridefinire polsini o camicie con scollo quadrangolare. In seguito, quando il filato grezzo fu sostituito da fili di lino più sottili, la tecnica acquisì un’estetica migliore, esordendo nelle bordure dei corredi nuziali e negli arredi ecclesiastici.

Il nome ‘macramè’ deriva dalla crasi di due parole di origine araba ‘mahrana’ e ‘rame’ che significano rispettivamente ‘frangia’ e ‘nodo’. Inizialmente il termine non indicava la tecnica di esecuzione dei manufatti, bensì tutti gli oggetti che avessero un bordo frangiato. Per la prima volta la parola “Macramé” compare in uno scritto del 1584; prima di quest’anno gli inventari riferiscono di alcuni asciugamani ornati da punti ‘alla moresca’. Difatti, i termini ‘asciugamano’ e ‘macramé’ indicano quasi la stessa cosa, con la differenza che il primo designa un oggetto ordinario, mentre il secondo un bene di lusso.

Modello

Secondo la leggenda popolare il macramè fu importato a Genova nel XI secolo dai marinai, che praticavano una tecnica nota come “legatura quadra” nelle ore di ozio delle traversate, realizzando amache, cinture, borse e tutto ciò che potessero barattare per garantirsi vitto e alloggio nei paesi di approdo.

Nel 1680 il mercante Giuseppe Perazzo commerciava il macramè di Chiavari (GE) prodotto dalle merlettaie della costa levantina e dell’entroterra, nella città di Costantinopoli e nei suoi dintorni.

L’avvento della Rivoluzione Industriale ha inevitabilmente provocato una crisi del settore, relegando il macramè ad una tessitura di nicchia con una richiesta sempre minore a causa del costo elevato. Nei primi anni del XX secolo l’entusiasmo della Belle Epoche giunse anche in Italia e l’interesse per il macramè tornò in voga, figurando tra le discipline scolastiche negli istituti femminili della Liguria.

Modella

Una realtà simile si ebbe anche a Torino con la Casa del Sole di Valentina Cavandoli (1872-1969), direttrice di una scuola per bambini orfani e bisognosi di assistenza. Valente sostenitrice del metodo Montessori, la maestra Cavandoli incluse nelle attività ricreative dei compiti manuali. Grazie a questo espediente ebbe modo di insegnare ai bambini il macramè, che lei a sua volta aveva appreso da sua nonna Virginia Lamberti,  esperta nella lavorazione di tessuti colorati tramite una tecnica che rimarrà alla storia come Punto Cavandoli. I lavoretti dei bambini (tovagliette, sacchetti, cuscini, ecc…) erano poi venduti e devoluti in beneficenza.

Lo scoppio delle Guerre Mondiali e gli anni dell’emancipazione femminile minacciarono nuovamente la diffusione del macramé. A Chiavari la maestra, Maria Chiappe, studiando i campioni antichi, inventò altri nodi creativi, ponendosi a capo della scuola di macramè presso il Consorzio provinciale di istruzione tecnica di Chiavari (chiusa nel 1989).

C. Leggio – Bracciali

Nel 1997 viene fondata a Genova l’associazione “De Fabula” che, tramite iniziative culturali, è ancora operante nella trasmissione del macramè. Nell’ultimo ventennio il macramé ha inglobato le opere tridimensionali della fiber art e il micro macramé, che trova la sua applicazione nei merletti gioiello, realizzati combinando nodi con perline, conchiglie, anelli o pietre preziose.

Di mano in mano questa tecnica si è complicata secondo la fantasia delle sue creatrici, rimanendo allo stesso tempo sempre fedele ai motivi di base. A Corleone Carmela Leggio da anni realizza tovaglie, bracciali, cestini, copribottiglia e tanto altro ancora, tramandando l’arte tecnica del macramè che lei ha appreso da sua zia paterna. Nella giornata di ieri, 25 agosto 2019, lei ed altre esperte artigiane locali hanno realizzato la mostra laboratorio “Un piano di donne“, esibendo i propri lavori e corredi antichi.

C. Leggio – manufatti in macramè

 

 

LA MELA: IL FRUTTO ONNIPRESENTE

Le mele appartengono alla famiglia delle Rosacee. L’albero del melo risale al Neolitico ed è originario dell’Asia Centrale. Alcuni studi ricollocherebbero l’origine del melo al Kazakistan, attorno alla città Alma Ata, che significa “Padre delle mele”. L’Italia occupa il sesto posto su scala mondiale per la produzione di mele.  In Trentino Alto Adige la mela è un prodotto Made in Italy che copre il 70% della produzione nazionale. 

  • PROPRIETÀ NUTRIZIONALI

Il proverbio ‘una mela al giorno toglie il medico di torno’ descrive bene le proprietà nutrizionali di questo frutto. Le mele sono costituite principalmente da acqua, contengono vitamina C, mantengono equilibrato il livello glicemico, sono ricche di fibre e antiossidanti e hanno un basso apporto calorico. Sono consigliate nelle diete perché hanno benefici su cuore, intestino, denti e polmoni.

La mela nutre il corpo e anche la mente, visto che fu proprio una mela caduta da un albero ad ispirare nel 1666 lo scienziato Isaac Newton a pensare la legge della gravitazione universale.

Che cosa sarebbe il “Canestro di frutta” di Caravaggio senza la mela bacata?                       

In questa natura morta, immobile e bidimensionale, si ha l’impressione che il cesto in vimini esca dalla composizione, arrivando direttamente a chi osserva. La mela bacata allude alla precarietà delle cose e all’inevitabile trascorrere del tempo. È un particolare che salta subito all’occhio, rendendo quasi obbligata la riflessione sulla sua natura consunta ed imperfetta.  

Particolare della mela bacata /Canestro di Frutta – Caravaggio. 

Rodolfo II in veste di Vertunno – Arcimboldo. 

 

 

Nel ritratto di Rodolfo II in veste di Vertumno, capolavoro indiscusso del manierista Giuseppe Arcimboldi, la mela partecipa al grottesco assemblaggio di frutta, piante e verdura. Vertumno, dio del cambiamento delle stagioni descrive l’Imperatore come il “Signore del tempo”.

 

 

 

 

Anche il neoclassicista Antonio Canova materializza la bellezza femminile facendo tenere in mano, a Paolina Borghese, il “pomo d’oro” come richiamo simbolico alla dea Afrodite. Con la sua forma delicata e circolare, la mela si erge ad emblema di sensualità e seduzione. Freud afferma che la mela evoca il seno femminile e va considerata nella sua capacità di nutrire.

Paolina Borghese – Canova.

Per le sue origini antiche la mela è spesso presente in miti, leggende e tradizioni.

  • IL FRUTTO DELL’AMORE

Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul più
alto; la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono raggiungerla.
(Saffo)

 Cidippe con la mela di Aconzio – Paulus Bor. 

Nell’antica Grecia, lanciare una mela equivaleva a una dichiarazione d’amore. Un esempio è il mito di Aconzio e Cidippe, raccontato negli Aitia di Callimaco e nelle Heroides di Ovidio. Il giovane Aconzio, per conquistare la bella Cidippe, fa rotolare nelle sue vicinanze una mela su cui ha inciso la frase “Giuro per il santuario di Artemide che sposerò Aconzio”. Quando la ragazza raccoglie la mela e legge ad alta voce la frase, il suo diviene un giuramento e, nonostante sia promessa a un altro uomo, non può fare altro che sposare Aconzio.

 

 

  • L’ALTRA METÀ DELLA MELA

Fonte: www.flickr.com

Nel Simposio Platone, per bocca del commediografo Aristofane, riporta il mito dell’androgino. Ci fu un tempo in cui gli esseri umani erano tre: maschile, femminile e androgino (uomini tondi che univano il femminile al maschile. Dotati di grande intelligenza, avevano due facce, quattro gambe e quattro braccia). Dal momento che la loro perfezione non rispettava lo status quo, Zeus con la saetta li divise in due, tagliando a metà la “mela perfetta”. Privati della loro perfezione, gli uomini erano destinati a morire. Per prevenirne l’estinzione Zeus diede loro la possibilità di riprodursi. In questo modo gli uomini conquistarono lo stesso l’immortalità, perché anche se non fu più eterno il singolo uomo, lo divenne la loro specie. L’amore è figlio dell’incompletezza, nasce quando si ha la percezione di non essere più completi.

  • L’ALBERO DELLE MELE D’ORO

– Gaia, dea della Terra, in occasione delle nozze di Zeus ed Era, donò loro un albero di mele d’oro, che donavano l’immortalità. Dapprima Era scelse come guardiane del giardino tre ninfe: le Esperidi (Egle, Esperetusa e Aretusa), figlie del titano Atlante. In seguito dispose la vigilanza anche di Ladone, un drago a cento teste che non dormiva mai. 

Paride consegna ad Afrodite la mela d’oro – Johann C. Loth. 

 – Ciononostante Eris, dea della discordia, riuscì ad eludere la sorveglianza e a rubare una delle preziose mele. Indignata per l’esclusione dal banchetto nuziale di Peleo e Teti, per vendicarsi portò agli invitati la mela d’oro sulla quale incise la frase “Alla più bella”. Le tre dee che la pretesero furono Era, Atena e Afrodite. Giove stabilì che ad assegnare la mela fosse Paride, il principe di Troia. Ogni dea promise al giovane qualcosa: Atena, gli avrebbe donato sapienza e intelligenza, Era potenza e ricchezza, infine Afrodite l’amore di Elena, la donna più bella. Paride favorì quest’ultima, scatenando l’ira delle altre due contendenti. Afrodite aiutò Paride a rapire Elena, moglie del re di Sparta Menelao, gettando le basi della guerra di Troia

– Le mele d’oro le ritroviamo anche nel mito di Atalanta, l’intraprendente donna che combatté con gli Argonauti. L’eroina, certa delle sue abilità, decise di sposarsi solo con l’uomo che l’avrebbe sconfitta in una gara di corsa. Il giovane Ippomene, aiutato dalla dea Afrodite, prese tre mele d’oro dal giardino delle Esperidi, che gli tornarono utili per distrarre Atalanta durante la corsa e ottenere così la vittoria. Le mele d’oro sono anche l’oggetto d’interesse dell’undicesima fatica di Eracle. Il semidio dopo aver ucciso Ladone convinse Atlante, padre delle Esperidi, a raccogliere le mele per lui. Atlante, che era stato condannato a reggere la volta del cielo per qualche istante fu nuovamente libero. Chiese ad Eracle di sostituirlo, ma il semidio era molto astuto e con la scusa di fasciarsi il capo restituì il globo ad Atlante, portando a termine con successo anche quest’impresa.

  • IL FRUTTO PROIBITO

Adamo ed Eva – Masolino 

Dalla mitologia greca alla tradizione biblica è sempre la mela che nasce dall’albero della Conoscenza del Bene e del Male, l’unico che Dio avesse vietato ad Adamo e Eva. Nella Genesi la mela è il frutto proibito a cui Eva non sa resistere tentata dal serpente. La parola “mela” deriva dal latino malum, che potrebbe essere tradotto come “male”. 

«Adamo era semplicemente un essere umano, e questo spiega tutto. Non voleva la mela per amore della mela. La voleva soltanto perché era proibita. Lo sbaglio fu di non proibirgli il serpente; perché allora avrebbe mangiato il serpente».
(Mark Twain)

 

  • LA MELA AVVELENATA

Biancaneve – Walt Disney, 1937.

Nella fiaba Biancaneve e i sette nani (Snow White and the Seven Dwarfs) dei fratelli Grimm, sulla quale si basa il film di animazione di Walt Disney, la mela, simbolo di gelosia e inganno, conduce la protagonista in una morte apparente, ma l’intervento tempestivo del principe e dei sette nani eviterà il peggio, ottenendo il lieto fine. 

La strega divide la mela, richiamando la natura duplice di Biancaneve: bianca come la neve e rossa come il sangue. La mela rossa indica la fine della sua innocenza e l’inizio della maturità.

 

 

  • IL RAMOSCELLO DI MELO

Gli antichi popoli celti dell’Età del Ferro avevano una mitologia politeista; tracce di questa rimangono nelle tribù gaeliche, pitte e britanne di Gran Bretagna, Irlanda, Scozia e dell’Isola di Mann. In questa mitologia la mela è emblema di fertilità e immortalità. Di legno di melo sono fatte le bacchette magiche dei druidi, la casta sacerdotale.
La mitica isola Avalon prende il nome da questo frutto. ( Aval= mela in gallese).

The Last Sleep of Arthur in Avalon di Edward Burne-Jones

  • IL BERSAGLIO DI GUGLIELMO TELL

Guglielmo Tell, eroe svizzero, era abile nell’utilizzo della balestra e riuscì a salvarsi dalla condanna a morte voluta da Geller per lesa maestà, centrando una mela posata sulla testa di suo figlio.

Fonte: http://www.favolosamente.it

  • NEW YORK: LA GRANDE MELA

L’espressione “The Big Apple” si riferisce alla città di New York. Esistono due plausibili spiegazioni:
1. Nel 1909 nel libro The wayfarer in New York di Edward S. Martin, paragonò lo stato di New York a un melo con le radici nella valle del Mississipi e il frutto a New York.
2. Nel 1920, quando i musicisti jazz suonavano nei locali pubblici, ricevevano una grande mela rossa come pagamento e iniziarono a chiamare la città Manhattan “La Grande Mela”.

Fonte: www.reteviaggi.eu

  • APPLE RECORDS

Vinile della “Apple Records”, 1968.

 

“Apple Records” è il nome della casa discografica dei Beatles, fondata nel 1968. La mela è la copertina di un famoso album della boy band.

 

 

 

 

  • APPLE

Simbolo azienda informatica “Apple” (1976).

 

La mela addentata ha origine nel 1977 e fu disegnata da Rob Janoff per il suo datore di lavoro che era un amico di Steve Jobs. Il morso rappresenta la conoscenza (nella Bibbia il melo è l’albero della Conoscenza del Bene e del Male) e richiama informazioni tecnologiche poiché “bite” (morso) si legge come “byte”. La celebre mela morsa non avrà scatenato una guerra di Troia ma una lunga battaglia legale con la Apple Records, la casa discografica dei Beatles.

 

  • «MELA COMPRO LA VESPA»

In Italia, alla fine degli anni 60′, l’azienda Piaggio propone la Vespa a dei giovani ragazzi che ambivano ad ottenere libertà ed indipendenza. 

Pubblicità Piaggio, 1968.

  • «IL TEMPO DELLE MELE»

Negli anni ’80, nel film francese di Claude Pinoteau, “Il tempo delle mele”(La Boum), che segnò l’esordio cinematografico di Sophie Marceau, la mela simboleggia l’adolescenza e le tentazioni da cogliere e non lasciarsi sfuggire. 

Una scena del film “Il tempo delle mele”, 1980. 

  • LA «MELEVISIONE»

La “Melevisione” è un programma televisivo per bambini, trasmesso dalla Rai a partire dal 1999. I protagonisti sono i tradizionali personaggi delle fiabe (folletti, gnomi, principi, re, principesse, streghe, fate, lupi, orchi, balie, ecc…). Il folletto Tonio Cartonio accoglie ad ogni puntata il bambino di “città laggiù” e lo intrattiene con le storie del Fantabosco. La “melevisione” è un apparecchio che, per mostrare i cartoni animati, deve essere alimentata con la frutta, tra cui la mela. 

Logo del programma televisivo Melevisione. 

  • ASSASSIN’S CREED

Assassin’s Creed

“Assassin’s Creed” è una serie di videogiochi. Tutto inizia nel settembre del 2012, quando il barista Desmond Miles si risveglia all’interno dei laboratori delle Industrie Abstergo. Desmond è stato “scelto” per una missione per via del suo antenato Altaïr, un membro della setta degli Assassini vissuto durante la Terza Crociata in Terra Santa; i dirigenti dell’Abstergo sono interessati alla mela dell’Eden.

  • «COGLI LA PRIMA MELA»

Cogli la prima mela è il quinto album da studio del cantautore italiano Angelo Branduardi.

  • CURIOSITÀ

Gli ebrei, durante il pranzo di Natale, mangiano fette di mele intinte nel miele per assicurarsi la prosperità dell’anno nuovo. La mela è la protagonista negli USA in versione caramellata, la base del famoso strudel o della torta/pie. Un gioco popolare dei bambini è quello di intingere la testa in una bacinella d’acqua per recuperare quante più mele possibili con il solo aiuto della bocca.

  • 5. CITAZIONI
  1. Una mela non cade lontano dall’albero (Proverbio)
  2. L’indipendenza cadrà, come una mela matura. Il solo problema è il come e il quando. (Mahatma Gandhi)
  3. Una mela fradicia guasta tutte le altre. (Giovanni Verga)
  4. Quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore: «I tuoi semi vivranno nel mio corpo, e i tuoi germogli futuri fioriranno nel mio cuore, e la tua fragranza sarà il mio respiro, e insieme noi godremo attraverso le stagioni». (Kahlil Gibran)
  5. Anche se dipingo una mela, c’è la Sicilia.“ —  Renato Guttuso