Vai alla barra degli strumenti

Ad affiancare la celebre Santa Fortunata nel patronato della città di Baucina, in provincia di Palermo, è San Marco Evangelista, che viene festeggiato dal 23 al 28 Aprile. La leggenda narra che la statua del Santo fosse destinata al paese di Ciminna, ma appena giunta al crocevia fra Baucina e Ciminna, una forte pioggia costrinse il carro a riparare nella vicina masseria, dove oggi si trova la chiesa del Santo.

San Marco Evangelista

Il giorno della festa la funzione viene celebrata sul sagrato della chiesa e la statua viene portata in processione alla Chiesa Madre di Santa Rosalia, dove rimane per tutta la durata dei festeggiamenti. In onore al santo evangelista i campi vengono benedetti e la sua “vara” è adornata con cospicui mazzi di fave, in segno di ringraziamento per il generoso raccolto. Nell’economia di Baucina le fave avevano un ruolo fondamentale, alla stregua del frumento. La fava secca, in particolare, costituiva un  apporto proteico vegetale per le persone e un ottimo alimento di ingrasso per gli animali.

Le fave, che crescono nel mese di aprile, sono legate anche a un altro aneddoto, secondo il quale San Marco, in un anno di siccità, fu portato in processione nel mese di febbraio (due mesi prima) e, quando dalla sua Chiesa uscì la statua, un cumulo di nubi si addensò in cielo e al termine del rito, iniziò a piovere a dirotto per una settimana, senza recare alcun danno all’agricoltura. Si tramanda inoltre che durante il più rigido inverno degli anni trenta, San Marco venne invocato, perché ponesse fine alla morsa del gelo, permettendo così alle fave di germogliare. Quando i contadini recatisi in campagna videro le fave sotto la neve attribuirono al Patrono il prodigioso miracolo.

FOTO E VIDEO DI FABRIZIO LO CASCIO

Il vento è l’altro elemento al quale si lega la tradizione religiosa del Santo: a lui ci si rivolgeva, infatti, affinché potesse salvaguardare il raccolto delle fave il cui fiore, se esposto alle intemperie, si stacca facilmente dalla pianta. La figura di San Marco, infatti, è spesso associata al greco Eolo, dio dei venti e molti studiosi ritengono che ne sia una riproposizione cristiana.
Propiziarsi la benevolenza di San Marco come “timoniere dei venti”, era un modo per scongiurare le infestazioni parassitarie a carico della pianta delle fave. Un detto baucinese recita che se San Marco durante il mese di aprile «facia veniri u ventu, ‘a fava nun ci vinia la lupa», ovvero il vento portato da San Marco avrebbe garantito un buon raccolto di fave. A Baucina si dice anche che «c’era il periodo del governo di Re Spiga e quello di Re Favetta»: a fine aprile il grano cominciava a finire e allora subentrava il governo delle fave.

Nei quattro giorni di festa, tradizionalmente, si svolge la fiera degli attrezzi e dei mezzi agricoli. Tra gli eventi, nello spiazzale della chiesa dedicata al santo, viene organizzato anche l’albero della cuccagna, chiamato n’tinna. Dei ragazzi, muniti di casco e ginocchiere, tentano di salire fino alla cima di un palo scivoloso per far cadere dei premi (dolciumi, gadget e tanto altro), riposti dentro dei vasetti di creta. La sera nelle strade principali del paese sono allestiti stand con pane e panelle, milza, salsiccia, sfincione, ricotta e “pasta ‘ca frittedda”, ovvero con le fave, la cui ricetta tradizionale prevede di cucinare la fava nella sua interezza, buccia compresa!

N’tinna

ARTICOLO CORRELATO: La fava: origine e simbolismi

Di Angela Sabatino

Nasce a Corleone il 03/05/1993. Dopo la maturità classica consegue presso l'Università degli Studi di Palermo prima la laurea triennale in Studi filosofici e storici (marzo 2016) e, in seguito, anche la laurea magistrale in Studi storici, antropologici e geografici (ottobre 2017) riportando la valutazione di 110/L. Nel novembre 2017 fonda il blog "il caffè storico" per condividere la sua passione per gli studi storici. Auspica in futuro di concludere la stesura di un romanzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.