L’influenza spagnola (1918 – 1920)

Tra il 1918 e il 1920 l’influenza spagnola colpì quasi tutte le nazioni del pianeta. La pandemia coincise con la fine del primo conflitto mondiale, cogliendo personale medico, militari e civili totalmente impreparati. Fu una vera e propria ecatombe, che non risparmiò nessuno. Nel 2020, esattamente un secolo dopo la strage dell’influenza spagnola, il mondo si ritrova nuovamente a fronteggiare un nuovo virus letale: il Covid-19. Le due realtà sono molto lontane da un paragone, ma entrambe conducono agli stessi punti di riflessione, che noi abbiamo cercato di raccontare in questo video. Per il bene vostro e di tutti state a casa!

 

Stresa, 1935: la Conferenza che avrebbe dovuto evitare la seconda guerra mondiale.

Ottantacinque anni fa i leader di Francia, Inghilterra e Italia si incontravano a Stresa per condannare il riarmo tedesco e la violazione del Trattato di Versailles.

PREMESSE

Nel luglio del 1934 il cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss fu assassinato da un gruppo di nazisti. Mussolini, che considerava l’Austria uno Stato cuscinetto ai confini nord orientali dell’Italia, inviò quattro divisioni al Brennero per bloccare il tentativo di Anschluss (annessione) nazionalsocialista dell’Austria al III Reich. Questo scacco però non indusse Hitler ad abbandonare i progetti per la conquista di uno spazio vitale nei territori contigui alla Germania. La reintegrazione della coscrizione obbligatoria (16 marzo 1935) permise il reclutamento di 36 divisioni e la formazione di una forza aerea, violando le clausole militari del Trattato di Versailles.

LA CONFERENZA DI STRESA

Da sinistra a destra si riconoscono: Laval, Mussolini, MacDonald e Flandin (ministro francese).

Dall’11 al 14 aprile il ministro degli Esteri francese Pierre Laval, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald e il capo del governo italiano Benito Mussolini, si riunirono nella Conferenza di Stresa, dall’omonima città piemontese sul lago Maggiore. I tre statisti condannarono il riarmo tedesco e il revisionismo del trattato di Versailles, ribadendo così gli accordi di Locarno e l’indipendenza austriaca. Al termine della conferenza fu siglato un accordo, che avrebbe dovuto evitare una nuova guerra mondiale: una copia si trova ancora a Palazzo Borromeo sull’Isola Bella.

Il “fronte di Stresa” previde una semplice dichiarazione d’intenti, che fallirono dopo qualche mese, perché ognuno agiva per conto proprio:

Il 2 maggio la Francia sottoscrisse un accordo di reciproca assistenza con l’Unione Sovietica, che impegnava le due parti a venirsi in aiuto nel caso di un attacco da parte di uno Stato europeo. Questo accordo avvinghiava la Germania nella stessa morsa che l’aveva stretta durante il primo conflitto mondiale, quando la repubblica francese si era accordata con l’allora impero russo per indebolire il militarismo tedesco.

Il 18 giugno l’Inghilterra, all’insaputa di Francia e Italia, stipulò un trattato navale con la Germania, permettendole di allestire una flotta, a patto che non superasse quella inglese. Francia e Inghilterra avrebbero dovuto dichiarare guerra alla Germania già a partire dalla denuncia del Trattato di Versailles o tutt’al più nel 1935 quando Hitler reintrodusse l’obbligo di leva, ma non lo fecero, perché seguivano la politica dell’appeasement (pacificazione), che intendeva placare le mire espansionistiche del Führer, scongiurando ogni possibilità di conflitto bellico per favorire il parere dell’opinione pubblica, che non si era ancora ripresa dalla strage della grande guerra.

I primi di ottobre Mussolini invase l’Etiopia, raggiungendo l’obiettivo sbandierato dalla sua propaganda di far rinascere l’impero romano, ma Francia e Inghilterra non appoggiarono le sue mire espansionistiche, costringendo l’Italia a delle sanzioni punitive. Ciò indignò a tal punto il duce da rompere l’amicizia diplomatica con Francia e Inghilterra per avvicinarsi alla Germania hitleriana.

Il trattato navale, la fragilità della Francia, intenta a placare disordini sociali subito dopo il governo di Léon Blum, e la guerra d’Etiopia sancirono la rottura del fronte di Stresa. Hitler, in queste debolezze, trovò il suo lasciapassare e procedette indisturbato alla militarizzazione della Renania, violando l’ennesima istanza del trattato di Versailles. Italia e Francia assistettero impassibili alla capitolazione di due importanti barriere difensive: l’Austria e la Renania. Di li a poco Mussolini sottoscriverà l’asse Roma – Berlino.

FONTI:

– Valerio Castronovo, Un mondo al plurale: dalla fine dell’Ottocento alla seconda guerra mondiale, 3a, La Nuova Italia, Milano, 2012, pp. 419-421

– Buchanan, Patrick ‘Pat’ Joseph, Churchill, Hitler, e la guerra non necessaria: come la Gran Bretagna perso il suo impero e l’Occidente ha perso la mondo , New York: Crown, ISBN  0-307-40515-X.

– Archivio Storico Istituto Luce, www.archivioluce.com

– Youtube British Pathè. Cinegiornale Pathè Gazette.

 

2 Giugno 1946: è nata la Repubblica Italiana

La battaglia dello Jutland

Le premesse della prima guerra mondiale

Nel maggio del 1875 l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe si propose come protettore dei popoli slavi. Due mesi dopo, incoraggiati dall’Austria – Ungheria e dalla Russia, la quale approfittava del minimo pretesto per estendersi ad occidente, ottenendo così uno sbocco sul Mar Mediterraneo, i contadini slavi delle due province ottomane della Bosnia e della Erzegovina si ribellarono ai grandi proprietari terrieri musulmani.

Il 2 luglio 1876 la Serbia e il Montenegro, due principati slavi autonomi costituitisi nel 1856, dopo la guerra di Crimea, intervennero a favore dei ribelli, ma furono sconfitti dall’esercito turco. In seguito, il 24 aprile 1877, nonostante il nuovo sultano Abdul Hamid II richiamasse la mediazione delle potenze, lo zar Alessandro II emanò da Kišinëv (oggi Chișinău) la dichiarazione di guerra contro la Turchia. La Russia, non potendo contare su una favorevole situazione strategico-militare, si alleò con il Principato di Romania, stato subalterno dell’Impero ottomano, retto dal 1866 da Carlo I. Sul campo di guerra l’esercito russo ebbe la meglio, sicché il sultano di Istanbul fu costretto ad accettare la pace di Santo Stefano (marzo 1878), che prevedeva la nascita dello stato di Bulgaria, costituita come principato turco, ma in realtà sotto il controllo militare della Russia.

Questo cambiamento geopolitico suscitò la reazione dell’Inghilterra, che denunciò l’insolvenza del Protocollo di Londra (1877), in base al quale il governo britannico sarebbe rimasto neutrale nel conflitto russo – turco, a patto che lo zar si impegnasse, in caso di vittoria, a non creare stati nei Balcani. Insoddisfatta era anche l’Austria – Ungheria, che garantendo la sua neutralità nella guerra si aspettava in ricompensa la Bosnia e l’Erzegovina. A questo punto Bismarck, il cancelliere tedesco, fra il giugno e il luglio 1878, organizzò a Berlino un congresso delle potenze per discutere la pace di Santo Stefano e giungere così ad un accordo.

Il Congresso di Berlino (1878)

Alla Russia fu imposto di rinunciare alla Bulgaria, ma mantenne la Bessarabia a spese della Romania, l’Austria – Ungheria ottenne l’ “amministrazione temporanea” della Bosnia – Erzegovina e l’Inghilterra richiese per sé l’isola di Cipro. Inoltre Serbia, Montenegro e Romania furono dichiarate indipendenti.

Bismarck, temendo un rafforzamento russo, nel 1879 si alleò con l’Austria – Ungheria (Duplice Alleanza). Nel 1881 la Francia occupò la Tunisia per rivalersi sui territori ottenuti a Berlino dall’Inghilterra e dall’Austria – Ungheria. L’Italia, isolata dalle trattative, si avvicinò alla Germania, principale avversario della Francia. Nel 1882 nacque la Triplice Alleanza, che comprendeva l’Austria – Ungheria, la Germania e l’Italia. Si trattava di un accordo difensivo, che prevedeva il sostegno reciproco dei tre stati. Aderendo alla triplice alleanza l’Italia rimandava l’annessione di Trento e Trieste, sotto il dominio asburgico, perché considerò prioritario trattenere l’imperialismo francese nell’area mediterranea. Allo stesso modo nel 1892 Francia e Russia stipularono un’alleanza difensiva. Nel 1897 a Pietroburgo lo zar Nicola II e il presidente francese Faure si incontrarono per ufficializzare l’alleanza. A tal proposito significativo è il motto latino che riassume l’incontro, che recita: “Si vis pacem para bellum”.

Nel 1903 in Serbia era tornata la dinastia dei Karagjeorgjevic, che professava una politica contro la dinastia asburgica. L’intento, infatti, era quello di creare un grande Stato che riunisse tutti gli slavi del sud. Nel 1908 il governo di Vienna proclamò l’annessione unilaterale della Bosnia e dell’Erzegovina, trasgredendo gli accordi di Berlino. Quell’atto di forza provocò la Serbia, che vedeva in questo modo sfumare l’annessione delle popolazioni slave. Gli attriti erano evidenti su più fronti e il sistema di alleanze rendeva anche la più piccola scaramuccia un conflitto su larga scala.

Questo era lo scenario che anticipò il focolare delle guerre balcaniche e del primo conflitto mondiale. L’attentato a Sarajevo fu il pretesto, non di certo la causa. Le dinamiche, come spiegato di sopra, erano più intrinseche e ingarbugliate. Nel corso di questa rubrica sul Novecento proveremo a sbrogliare questa matassa, affinché ogni nodo venga al pettine e si possano comprendere in pieno pagine di storia il cui contenuto non è così scontato.