Suor Maria Cira Destro (1818 – 2018)

In occasione del bicentenario della morte di Suor Maria Cira Destro, la storia di questa insigne clarissa corleonese è stata ricostruita attraverso documenti inediti nel libro “Suor Maria Cira Destro. Storia di una mistica corleonese” a cura di Bernardo Briganti, Vincenzo Campo e Francesco Marsalisi.

I dati raccolti contribuiscono a delineare il profilo di una donna che ha dedicato la propria vita a Dio, tramandandoci un esemplare modello di santità. Maria Antonia (questo il nome che le era stato assegnato il giorno del suo Battesimo) nacque a Corleone nel 1782 da Gaetano Destro e Serafina Governali. Negli anni in cui visse, Corleone apparteneva al regno di Ferdinando IV di Borbone e nel territorio vi erano pochi ricchi e molti poveri, verso i quali suor Maria Cira si mostrò sempre magnanima e generosa.

Una figura importante nella vocazione religiosa della santa donna fu il decano Benedetto Canzoneri, suo confessore, il quale nel 1801 la indirizzò al monastero del’Annunziata (Batia Nuova) di Corleone nell’ordine di Santa Chiara. In monastero le altre consorelle si accorsero della piaga nel petto di Suor Maria Cira e, considerandola “contagiosa”, nell’anno della probazione si opposero alla sua ammissione alla vita religiosa. Il corpo della donna era segnato da cinque piaghe: nel petto, nelle mani e nei piedi, tanto profonde da mostrare “nervi e ossa”. Nell’agosto del 1809 le piaghe miracolosamente si rimarginarono e lei se ne rattristò molto, confessando che Gesù la stava privando delle sue “misericordie”.

Mons. Gabriele M. Gravina, accogliendo le richieste delle consorelle di suor Maria Cira, l’aveva allontanata dal monastero, ma successivamente le consentì di ritornare, riconoscendo nelle sue sofferenze alcun contagio. Nel corso della sua vita la clarissa corleonese dovette contrastare molte calunnie, come quelle del vicario foraneo Giuseppe Bentivegna.

Dopo una vita colma di sofferenze, persecuzioni e invidie che culminarono in uno sventato tentativo di avvelenamento, suor Maria Cira si ricongiunse al Padre il 24 luglio del 1818.

 

I 50 ANNI DEL TERREMOTO DEL BELICE: CORREVA L’ANNO 1968

I siciliani avevano da poco salutato il 1967, quando nella notte fra il 14 e il 15 Gennaio del 1968 la valle del Belice, che comprende le province di Trapani, Palermo ed Agrigento fu colpita da un violento terremoto. Le scosse iniziarono nel primo pomeriggio della giornata del 14 per poi protrarsi per diversi giorni, angosciando i siciliani, molti dei quali persero la vita o alcuni membri della famiglia. In tanti abbandonarono le proprie case per trovare sicurezza all’interno di tende sistemate all’aperto alla meno peggio. Corleone non fu tra i paesi più colpiti, ma l’irruenza delle onde sismiche si fece sentire anche nel mio territorio, distruggendo parecchi edifici e case. In quegli anni mio nonno paterno, Domenico Sabatino (1894 – 1988), un contadino di settantatré anni con un’ istruzione di terza elementare, rimase colpito da quelle giornate e ne volle lasciare memoria tramite un componimento poetico molto esaustivo.

Di seguito troverete la poesia che mio padre ha custodito per cinquanta anni con una parafrasi per aiutare nella lettura del testo, anche se scritto con una calligrafia piuttosto chiara e ordinata.

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