Giorgio Perlasca – un italiano “Giusto tra le Nazioni”

      Nell’inverno del 1944-45 a Budapest un soldato italiano, Giorgio Perlasca, salvò dallo sterminio nazista una moltitudine di ebrei ungheresi, fingendo di essere un Console spagnolo. Dopo la guerra, ritornò in Italia e non raccontò a nessuno quanto successo, dal momento che riteneva di aver adempiuto ad un suo dovere. La sua storia rimase nel silenzio fino a quando delle donne ungheresi raccontarono alla Stampa le gesta di quel “diplomatico spagnolo” che le salvò dal massacro. Così la storia di Perlasca ottenne il giusto riconoscimento: il suo nome si trova tra i Giusti fra le Nazioni a Gerusalemme e un albero in sua memoria è piantato nel Museo dello Yad Vashem.

  • Cenni biografici

Perlasca Giorgio nasce il 31 gennaio 1910 a Como, ma trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Maserà, in provincia di Padova. Da giovane aderisce al movimento nazionale fascista, arruolandosi come volontario a ben due campagne militari: quella in Africa Orientale e quella spagnola, dove affianca le truppe del generale Franco. Nel 1938, tornato in Italia, non condivide né l’alleanza tra Germania e Italia, né le leggi razziali a danno degli ebrei. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale si trova presso i paesi dell’Est Europa con il compito di acquistare carne per conto dell’Esercito Italiano.  Dopo l’armistizio (8 settembre 1943), non viola il giuramento di fedeltà prestato al Re e decide così di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Nell’ottobre 1944 fugge a Budapest, trovando rifugio presso l’Ambasciata spagnola. A quel tempo la Spagna rilasciava salvacondotti per proteggere gli ebrei ungheresi. La situazione precipita drasticamente dopo la partenza da Budapest del Console Sanz Briz, quando il Ministero degli Interni autorizza lo sgombero delle case protette. Per non assecondare quell’indegna operazione di rastrellamento, Perlasca dichiara di essere stato nominato sostituto di Sanz Briz. Nei giorni seguenti si affretta a compilare con carta intestata e timbri autentici la sua nomina a rappresentante diplomatico spagnolo. Grazie a questo fortunato stratagemma e alla legge del 1924 di Miguel Primo de Rivera, che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei sefarditi, riesce a salvare migliaia di persone. Dopo anni di silenzio, furono raccolte diverse testimonianze e nel 1989 Perlasca fu proclamato Giusto tra le Nazioni.

  • Onorificenze

Giusto tra le Nazioni, Gerusalemme, (Israele), 1989
Stella al Merito (Ungheria), 1989
Medaglia della Knesset (Parlamento Israeliano), Gerusalemme, 1989
Medaglia Raoul Wallenberg (Stati Uniti), 1990
Medal of Remembrance del Museo dell’Olocausto, Washington, Stati Uniti (1990)
Invito a posare la prima pietra del Museo dell’Olocausto di Washington, Stati Uniti (1990)
Gran Croce dell’Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) 1991
Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana – Roma, 7 ottobre 1991.
Medaglia d’oro al merito civile –  Budapest, 25 giugno 1992.
Medaglia commemorativa della campagna di Spagna (1936-1939)
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna di Spagna
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale 1935-1936
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna dell’Africa Orientale 

Giorgio Perlasca è morto il 15 agosto del 1992. A dieci anni dalla sua scomparsa (2002) la Rai gli dedica la miniserie “Perlasca – un eroe italiano” con il bravissimo Luca Zingaretti, che ha rivestito bene i suoi panni, donandoci un ulteriore testimonianza della grandezza d’animo del nostro connazionale.

L. Cognolato – Silvia Del Francia, L’ eroe invisibile, Einaudi Ragazzi

E. Deaglio, La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca, Feltrinelli

D. Hallenstein – Carlotta Zavattiero, Giorgio Perlasca, un italiano scomodo, Chiarelettere

M. Sonseri – E. Bufi, Giorgio Perlasca, un uomo comune, Renoir Comics

 

 

 

I nonni come angeli custodi

A mia nonna Paola ♥

Il 2 Ottobre è il giorno celebrativo dei nonni,  che oltre ad essere infaticabili compagni di giochi dei più piccoli, dispensano anche buoni consigli ai più ″grandi″.

Marian McQuade

La festa dei nonni ha origine da un‘ iniziativa di Marian McQuade, un‘intraprendente nonna della Virginia Occidentale, che riteneva imprescindibile per l‘educazione dei più giovani la relazione con i nonni. Nel 1978 i suoi sforzi furono apprezzati dal presidente statunitense Carter, il quale istituì il National Grandparents Day, che viene celebrato ogni anno la prima domenica di settembre, dopo il Labor Day. «Proprio come una nazione – affermava il presidente Carter – impara ed è rafforzata dalla sua storia, così una famiglia impara e viene rafforzata dalla comprensione delle generazioni precedenti».

In Italia, gli ideatori della festa dei nonni sono stati Maria Zanni e Michele Armetta, in seguito Franco Locatelli, Presidente di Unaflor. Nel 1997, grazie ad Arturo Croci, Wim Van Meeuwen e Walter Pironi fu istituito il comitato ufficiale della festa dei nonni. 

Nontiscordardimé

Infine, il 2 ottobre, in concomitanza con la celebrazione degli Angeli Custodi, è stata istituita la festa dei nonni (DM n. 159 del 31 luglio 2005)per ricordare il ruolo svolto da quest‘ultimi all’interno delle famiglie e, in generale, della società. Il fiore, adottato a livello internazionale, è il Nontiscordardimé, simbolo del ricordo e della memoria.

 

Tributo a Stephen Hawking: l’astrofisico della ‘Teoria del Tutto’

Oggi, 14 marzo 2018, muore all’età di 76 anni un grande scienziato, un uomo esilarante, che ha rivoluzionato un’epoca ed è stato d’esempio per tutti: Stephen Hawking.

Nato a Oxford l’8 dicembre 1942 dallo scienziato Frank Hawking  e da Isobel Eileen Walker.  Nonostante il padre cercasse di indirizzarlo agli studi di ambito medico,  Stephen maturò da subito un interesse particolare per la matematica. Nell’ottobre del 1962, dopo aver conseguito una laurea in scienze naturali, iniziò a studiare al Trinity Hall di Cambridge. Durante il primo anno a Cambridge accusò difficoltà motorie che gli provocarono diverse cadute. Gli accertamenti medici gli diagnosticarono una malattia degenerativa dei motoneuroni, che nel giro di due anni lo avrebbe condotto alla morte. Nonostante la depressione per le poche aspettative di vita, continuò gli studi e nel 1966 conseguì il dottorato in matematica applicata e in fisica teorica con il saggio: Singularities and the Geometry of Space-Time. Il 14 luglio 1965 sposò Jane Wilde, una donna fortissima, che lo accudirà lungo il complicato percorso della malattia e che gli darà tre figli: Robert (1967), Lucy (1970) e Tim (1979).

Nel 1971 Hawking dimostrò un teorema che attestava l’esistenza delle singolarità gravitazionali nello spaziotempo, provando in questo modo che l’universo ebbe origine dal Big Bang. Con Bardeen e Carter, ha proposto le quattro leggi della termodinamica dei buchi neri”radiazione di Hawking“: i buchi neri posseggono una temperatura e un’entropia definite dal loro campo gravitazionale e dalla loro superficie. Hawking inoltre ha ipotizzato la presenza dei buchi neri primordiali, nati dalle fluttuazioni della massa – energia nei primi istanti di vita dell’universo.  La malattia di Hawking ebbe un decorso inusuale, in quanto, contrariamente alle aspettative, fu lunga e lenta. Nel 1977 Jane, mentre partecipava agli incontri del coro della chiesa, conobbe l’organista Jonathan Hellyer Jones, che entrò in stretti rapporti con la famiglia Hawking, aiutando la donna ad accudire il marito e maturando per lei un sentimento che per molto tempo rimase platonico.  Nel 1985 Hawking, dopo aver contratto la polmonite, fu sottoposto a una tracheotomia permanente, che lo portò alla perdita della voce. L’ingegnere informatico, David Mason, costruì per lui un sintetizzatore vocale, che riproduceva in suono ciò che Hawking scriveva su un computer. Questo sistema lo aiutò per parecchi anni, consentendogli di partecipare anche a diversi seminari universitari, ma gli anni passavano e il suo corpo si indeboliva, rendendo il tutto sempre più complicato. Pertanto fu ideato un sistema di riconoscimento facciale, capace di trasformare in parole i movimenti minimi. Nel 1995 dopo il divorzio da Jane, Hawking sposò la sua infermiera personale: Elaine Mason dalla quale divorziò nel 2006. 

Nel 2014 esce il film La teoria del tutto (The Theory of Everything), diretto da James Marsh, dove Hawking è interpretato da Eddie Redmayne, che vince il premio Oscar come migliore attore protagonista. 

Il 25 settembre 2015 Hawking partecipò all’iniziativa mondiale The Global Goals insieme a:  Anastacia, Stevie Wonder, Kate Winslet, Bill Gates, Jennifer Lawrence, Jennifer Lopez, Meryl Streep e molti altri. Costoro si impegnavano a raggiungere tre importanti obiettivi: eliminare la povertà, combattere le ingiustizie e adoperarsi per il cambiamento climatico.

Hawking non fu solo un grande scienziato,  ma anche un grande uomo capace di superare barriere fisiche non indifferenti.  La sua disabilità non intaccò mai la passione per la ricerca scientifica e questo dovrebbe far riflettere e onorare oggi, come negli anni a venire, la memoria di uomo rivoluzionario, geniale ed ironico.

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San Valentino: il giorno degli innamorati

Il 14 febbraio è la data in cui ricorre la solennità di San Valentino: la festa degli innamorati. Come, quando e perché è nata questa festa? Gli innamorati hanno davvero bisogno di una ricorrenza? 

  • I LUPERCALI

Per i Romani nel mese di febbraio iniziavano i riti Lupercali, coincidenti con la stagione più fertile dell’anno. Durante questi riti le matrone si concedevano per le strade e prevaleva un clima trasgressivo e libertino. Nel 496 d. C. papa Gelasio I sostituì il culto dell’immorale Lupercus con quello di San Valentino, elevando quest’ultimo a santo patrono degli innamorati.

Perché Gelasio scelse proprio Valentino? Chi era e che cosa fece quest’uomo?

  • BREVI CENNI BIOGRAFICI

Valentino nacque a Interamna Nahars, l’attuale Terni, nel 176 d.C. da una famiglia patrizia. Si convertì al cristianesimo e nel 197 divenne vescovo. Secondo una leggenda l’imperatore Aureliano, persecutore di cristiani, lo fece giustiziare per aver unito in matrimonio il legionario romano Sabino e la cristiana Serapia. La fama del vescovo dell’amore si diffuse in fretta e molti cominciarono a recarsi in pellegrinaggio a Terni il 14 di ogni mese, il giorno dedicato alle benedizioni. In seguito, dopo il martirio del vescovo 273, il 14 febbraio è diventato il giorno degli innamorati.

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Carnevale: le maschere tradizionali

 

Per “Carnevale” si intende una festa che precede la Quaresima. L’origine del termine è soggetta ad interpretazioni diverse: c’è chi supporta l’espressione car navalis, il rito della nave sacra portata in processione su un carro; altri sostengono la formula carnes levare “togliere la carne”, alludendo ai digiuni quaresimali. Il Carnevale si conclude con il martedì grasso, il giorno prima del  mercoledì delle Ceneri.

Nei giorni di Carnevale si balla e si indossano delle maschere che richiamano personaggi di oggi e di ieri. Le maschere tradizionali italiane nacquero verso la fine del XIII secolo. Molti personaggi della cultura carnevalesca popolare ricorrono nelle commedie di Goldoni.

La maschera di Arlecchino nasce in Lombardia e precisamente a Bergamo. La leggenda narra che la madre, una donna umile, gli realizzò quell’abito originale assemblando tante stoffe colorate. Di Bergamo è anche la maschera di Brighella, che impersona un servo astuto e bugiardo. Il nome deriva dal verbo “brigare” che significa “intrigo”. Meneghino, invece, è di Milano. Il suo outfit è caratterizzato da un cappello a tre punte sopra una parrucca alla francese. Il suo look rispecchia l’amore per la libertà e la ribellione. Meneghino è un paladino di giustizia, estremamente generoso e prodigo.  Balanzone è una maschera che ha i natali nella città emiliana a cui si fa risalire la più antica università italiana di ambito giuridico: Bologna. Il dottor Balanzone è presuntuoso, saccente e chiacchierone. A Venezia troviamo la maschera di Pantalone, il cui nome forse deriva da San Pantaleone, è un vecchio mercante avaro e amante delle belle cortigiane. La storia narra che costui diede in sposa sua figlia, Rosaura, ad un vecchio aristocratico che la rese subito vedova. La bella ragazza però amava Florindo, ma il suo amore era ostacolato dal padre, che avido di ricchezze non l’avrebbe mai data in sposa allo squattrinato ragazzo. Ciononostante Rosaura riusciva, tramite la sua fedele amica  Colombina a far avere all’amato le sue lettere d’amore. Quest’ultima è la compagna del geloso Arlecchino, una donna seducente e vanitosa. Gianduia è una maschera piemontese, il cui nome forse deriva da “Gioanin dla doja”. La doja è un contenitore di vino. Questo personaggio è gioioso, conservatore e fedele alla sua compagna Giacometta. Tartaglia è un omino calvo, miope e balbuziente (da qui il nome Tar – taglia) originario di Napoli. Non è certo di che cosa si occupi, perché alcuni lo descrivono come uno speziale (l’attuale farmacista) altri come un esperto avvocato.  Conterraneo di Tartaglia è Pulcinella (la più antica del nostro Paese), è un napoletano simpatico sempre alla ricerca di cibo. Stenterello è l’unica maschera fiorentina, che rappresenta un uomo dalla lingua lunga e un po’ codardo, che con fortuna e furbizia riesce sempre a cavarsela. La tipica maschera calabrese è quella di Giangurgolo, il cui nome sembra voler dire “Gianni-gola-piena”. La storia che vede protagonista questo personaggio narra che il 24 giugno 1596, nel convento di Santa Maria della stella di Catanzaro fu abbandonato un bambino a cui fu dato il nome di Giovanni, dal nome del Santo che figurava sul calendario nel giorno del suo ritrovamento. Divenuto adulto salvò uno spagnolo da un’aggressione, ma dopo pochi giorni l’uomo morì, lasciandogli una cospicua eredità. Giangurgolo è il tipico spaccone che esige rispetto senza darne in cambio. Peppe (o Beppe) Nappa è la maschera tipica del Carnevale di Sciacca. Il suo nome deriverebbe da “Peppe” che nel dialetto siciliano è il diminutivo di Giuseppe. Per “Nappa” si intende la “toppa dei calzoni” ad indicare la sua povertà. Questo personaggio inscena un servo pigro e combinaguai che viene ogni volta sgamato e punito.

 

 

 

 

Amare significa non aver paura di chi ci sta accanto!

Oggi, 25 novembre 2018, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vorrei condividere un mio pensiero con voi.  Non è mia intenzione proporvi un becero qualunquismo, confezionando frasi usate e abusate da professionisti, media e chicchessia.

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