La fava: origine e simbolismi

Il rapporto che l’uomo instaura con il cibo non è mai stato solo il soddisfacimento di un bisogno primario, ma anche un forte espediente culturale intriso di sapori, odori, colori e piaceri dei sensi. Alla cultura del cibo appartengono simbologie, credenze, riti e consuetudini che raccontano ampi squarci di vita privata e collettiva. In occasione della festa di San Marco Evangelista, a Baucina, un piccolo paese della provincia di Palermo, gli abitanti preparano succulenti prime portate in cui spicca un legume: la fava.

La fava

Etimologia

La fava o Vicia Faba è una leguminosa della sottofamiglia delle Papilionacee. È detta anche «la carne dei poveri», in quanto in passato insieme alle lenticchie, ai ceci e agli altri legumi imbandiva le mense dei contadini, sostituendo l’apporto proteico della carne. Un noto detto popolare, infatti, recita «favi e pisieddi a li puvirieddi», ovvero fave e piselli ai poverelli. Questo legume è ricco di proteine, ferro, fibre e sali minerali; inoltre se posto con pressione su una ferita, funge da emostatico.

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San Marco del vento e delle fave

Ad affiancare la celebre Santa Fortunata nel patronato della città di Baucina, in provincia di Palermo, è San Marco Evangelista, che viene festeggiato dal 23 al 28 Aprile. La leggenda narra che la statua del Santo fosse destinata al paese di Ciminna, ma appena giunta al crocevia fra Baucina e Ciminna, una forte pioggia costrinse il carro a riparare nella vicina masseria, dove oggi si trova la chiesa del Santo.

San Marco Evangelista

Il giorno della festa la funzione viene celebrata sul sagrato della chiesa e la statua viene portata in processione alla Chiesa Madre di Santa Rosalia, dove rimane per tutta la durata dei festeggiamenti. In onore al santo evangelista i campi vengono benedetti e la sua “vara” è adornata con cospicui mazzi di fave, in segno di ringraziamento per il generoso raccolto. Nell’economia di Baucina le fave avevano un ruolo fondamentale, alla stregua del frumento. La fava secca, in particolare, costituiva un  apporto proteico vegetale per le persone e un ottimo alimento di ingrasso per gli animali.

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L’influenza spagnola (1918 – 1920)

Tra il 1918 e il 1920 l’influenza spagnola colpì quasi tutte le nazioni del pianeta. La pandemia coincise con la fine del primo conflitto mondiale, cogliendo personale medico, militari e civili totalmente impreparati. Fu una vera e propria ecatombe, che non risparmiò nessuno. Nel 2020, esattamente un secolo dopo la strage dell’influenza spagnola, il mondo si ritrova nuovamente a fronteggiare un nuovo virus letale: il Covid-19. Le due realtà sono molto lontane da un paragone, ma entrambe conducono agli stessi punti di riflessione, che noi abbiamo cercato di raccontare in questo video. Per il bene vostro e di tutti state a casa!

 

Stresa, 1935: la Conferenza che avrebbe dovuto evitare la seconda guerra mondiale.

Ottantacinque anni fa i leader di Francia, Inghilterra e Italia si incontravano a Stresa per condannare il riarmo tedesco e la violazione del Trattato di Versailles.

PREMESSE

Nel luglio del 1934 il cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss fu assassinato da un gruppo di nazisti. Mussolini, che considerava l’Austria uno Stato cuscinetto ai confini nord orientali dell’Italia, inviò quattro divisioni al Brennero per bloccare il tentativo di Anschluss (annessione) nazionalsocialista dell’Austria al III Reich. Questo scacco però non indusse Hitler ad abbandonare i progetti per la conquista di uno spazio vitale nei territori contigui alla Germania. La reintegrazione della coscrizione obbligatoria (16 marzo 1935) permise il reclutamento di 36 divisioni e la formazione di una forza aerea, violando le clausole militari del Trattato di Versailles.

LA CONFERENZA DI STRESA

Da sinistra a destra si riconoscono: Laval, Mussolini, MacDonald e Flandin (ministro francese).

Dall’11 al 14 aprile il ministro degli Esteri francese Pierre Laval, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald e il capo del governo italiano Benito Mussolini, si riunirono nella Conferenza di Stresa, dall’omonima città piemontese sul lago Maggiore. I tre statisti condannarono il riarmo tedesco e il revisionismo del trattato di Versailles, ribadendo così gli accordi di Locarno e l’indipendenza austriaca. Al termine della conferenza fu siglato un accordo, che avrebbe dovuto evitare una nuova guerra mondiale: una copia si trova ancora a Palazzo Borromeo sull’Isola Bella.

Il “fronte di Stresa” previde una semplice dichiarazione d’intenti, che fallirono dopo qualche mese, perché ognuno agiva per conto proprio:

Il 2 maggio la Francia sottoscrisse un accordo di reciproca assistenza con l’Unione Sovietica, che impegnava le due parti a venirsi in aiuto nel caso di un attacco da parte di uno Stato europeo. Questo accordo avvinghiava la Germania nella stessa morsa che l’aveva stretta durante il primo conflitto mondiale, quando la repubblica francese si era accordata con l’allora impero russo per indebolire il militarismo tedesco.

Il 18 giugno l’Inghilterra, all’insaputa di Francia e Italia, stipulò un trattato navale con la Germania, permettendole di allestire una flotta, a patto che non superasse quella inglese. Francia e Inghilterra avrebbero dovuto dichiarare guerra alla Germania già a partire dalla denuncia del Trattato di Versailles o tutt’al più nel 1935 quando Hitler reintrodusse l’obbligo di leva, ma non lo fecero, perché seguivano la politica dell’appeasement (pacificazione), che intendeva placare le mire espansionistiche del Führer, scongiurando ogni possibilità di conflitto bellico per favorire il parere dell’opinione pubblica, che non si era ancora ripresa dalla strage della grande guerra.

I primi di ottobre Mussolini invase l’Etiopia, raggiungendo l’obiettivo sbandierato dalla sua propaganda di far rinascere l’impero romano, ma Francia e Inghilterra non appoggiarono le sue mire espansionistiche, costringendo l’Italia a delle sanzioni punitive. Ciò indignò a tal punto il duce da rompere l’amicizia diplomatica con Francia e Inghilterra per avvicinarsi alla Germania hitleriana.

Il trattato navale, la fragilità della Francia, intenta a placare disordini sociali subito dopo il governo di Léon Blum, e la guerra d’Etiopia sancirono la rottura del fronte di Stresa. Hitler, in queste debolezze, trovò il suo lasciapassare e procedette indisturbato alla militarizzazione della Renania, violando l’ennesima istanza del trattato di Versailles. Italia e Francia assistettero impassibili alla capitolazione di due importanti barriere difensive: l’Austria e la Renania. Di li a poco Mussolini sottoscriverà l’asse Roma – Berlino.

FONTI:

– Valerio Castronovo, Un mondo al plurale: dalla fine dell’Ottocento alla seconda guerra mondiale, 3a, La Nuova Italia, Milano, 2012, pp. 419-421

– Buchanan, Patrick ‘Pat’ Joseph, Churchill, Hitler, e la guerra non necessaria: come la Gran Bretagna perso il suo impero e l’Occidente ha perso la mondo , New York: Crown, ISBN  0-307-40515-X.

– Archivio Storico Istituto Luce, www.archivioluce.com

– Youtube British Pathè. Cinegiornale Pathè Gazette.