GLI ALTRI MILESII

Mileto fu il luogo di nascita di personalità eclettiche e curiose. Accanto alla celebre triade (TaleteAnassimandroAnassìmene) è possibile annoverare altri nomi come:

  1. ALESSANDRO CORNELIO POLIISTORE : Grammatico vissuto nella tarda età repubblicana (I sec. a. C.). Scrisse opere antologiche ed erudite di carattere storico – geografico. Fu fatto prigioniero dai romani durante le guerre mitridatiche (88-85 a. C.). Grazie alle sue doti di pedagogo fu liberato, assumendo il tria nomina del patrono: Cornelio. Il suo libro Sulla Giudea fu utilizzato dallo storico romano Flavio Giuseppe.
  2. ARCTINO: Poeta epico vissuto al tempo delle prime olimpiadi (tra il 775 – 741 a. C.) Scrisse poemi  appartenenti al ciclo troiano, che non ci sono pervenuti, ma di cui abbiamo testimonianza nella Crestomanzia di Proclo (Χρηστοµαθία γραµµατική della quale sono rimasti alcuni frammenti citati da Fozio). L’Etiopide (in cinque libri) narra l’avvento delle Amazzoni sotto Pentesilea, in aiuto di Priamo, e del loro sterminio da parte di Achille; della venuta dell’etiope Memnone, figlio di Titone e di Eos, anch’egli sconfitto dall’eroe greco. Il poema si conclude con la morte di Achille, ferito mortalmente al tallone da Paride con l’aiuto di Febo Apollo, e  la contesa tra Odisseo ed Aiace Telamonio per chi dovesse aggiudicarsi le armi del pelide. L’Iliou Persis (in due libri), invece, narra la presa e il sacco della città di Ilo. 
  3. ARISTIDE: Scrittore vissuto intorno al II a. C. Scrisse una raccolta di novelle, le Milesiakà (Μιλησιακά), tradotte in latino da Lucio Cornelio Sisenna, di cui ci sono pervenuti solo alcuni frammenti. I contenuti, a sfondo erotico, celebravano l’ingegno di seduttori e donne licenziose. Una caratteristica è l’inserimento di altri racconti all’interno della cornice principale (Cfr. Petronio “Satyricon” Apuleio “Le Metamorfosi”). Ovidio, accusato di immoralità per aver scritto l’Ars amatoria, nei Tristia accenna all’opera di Aristide parlando di «Milesia crimina», espressione che ne sottolinea l’aspetto libertino. 
  4. ECATEO: Geografo e storico vissuto tra la fine VI – inizi V a. C. Un frammento di Suda attesta che egli fu il primo storico a scrivere in prosa. Erodoto racconta che Ecateo tentò invano di dissuadere i suoi concittadini dall’entrare in guerra contro i Persiani, enumerando tutti i popoli dominati da Dario. In seguito fu poi tra gli ambasciatori che trattarono la pace col satrapo Artaferne.                                          Ecateo scrisse in dialetto ionico e con uno stile semplice:
    Periegèsi ο Giro della Terra (Περιηγήσις): opera in due libri che descriveva i suoi viaggi lungo il periplo del Mediterraneo sia dal punto di vista geografico che storico-antropologico. Come Anassimandro, anch’egli disegnò una carta della Terra, raffigurata come un grande disco ove le terre, divise in due continenti di uguale estensione, erano circondate dall’Oceano: Europa a nord ed Asia (con Libia, cioè Africa) a sud.     – Le Genealogie (Γενεαλογίαι): un’opera in 4 libri di natura storica-genealogica, che intendeva esporre cronologicamente episodi mitici e fatti storici. Ecateo tentò una razionalizzazione dei miti. Ad esempio, avendo esperito personalmente che non vi fosse alcuna via di accesso all’Ade presso il Tenaro, comprese che Eracle non portò a Euristeo un cane infernale di nome Cerbero, ma un serpente chiamato “cane di Ade” a causa del suo veleno letale. In questo modo prese le distanze dal mito, dimostrando di riuscire a estrapolare dalla leggenda una spiegazione logico – razionale. 
  5. ESCHINE: Retore del I secolo a. C. Insieme ad Eschilo di Cnido, Menecle e Ierocle d’Alabanda, fu rappresentante dell’asianesimo, uno stile oratorio ellenistico sorto ad Atene nel III sec. a. C., che ha come caratteristiche artificiosità linguistica e frasi spezzate. 
  6. ESICHIO: lessicografo vissuto a cavallo tra V e VI secolo d.C, detto Illùstrios. Scrisse Storia universale (Βιβλίον ἱστορικὸν ὡς ἐν συνόψει κοσμικῆς ἱστορίας) un’opera in sei libri che narra i fatti storici dal regno assiro di Belo, sino alla morte dell’imperatore Anastasio I Dikoros (491 – 518). Di quest’opera è stato tramandato un ampio frammento appartenente al sesto libro, in cui è trattata la storia di Bisanzio. A lui sono attribuiti anche  uno scritto di carattere storico dedicato al regno di Giustino (518-527) e un Nomenclatore (᾿Ονοματολόγος), una raccolta di notizie sugli autori antichi, elencati in ordine cronologico e classificati per categorie letterarie (poeti, filosofi, ecc.) che non c’è pervenuta, ma un suo estratto fu utile al patriarca Fozio e alla stesura del lessico di Suda. 
  7. FOCILIDEpoeta elegiaco attivo nella seconda metà del VI secolo a.C. Le sue massime divennero proverbiali e ognuna è introdotta dalla formula “anche questo è di Focìlide” (καὶ τόδε Φωκυλίδεω). Ci sono pervenuti solo diciotto frammenti in distici elegiaci o in esametri di massimo tre versi, in cui l’autore esprime la sua misoginia, loda la giustizia e l’agricoltura e riporta alcuni episodi storici, come la distruzione di Ninive (612 a. C.) ad opera di Ciassare, re dei Medi.
  8. IPPODAMO architetto vissuto fra la fine del VI e la seconda metà del V secolo a.C. che teorizzò per primo la necessità di progettare schemi planimetrici regolari a livello urbanistico. Dopo le guerre persiane gli fu affidata da Pericle la costruzione della zona portuale del Pireo (presso Atene) e intorno al 445-444 a. C. partecipò alla fondazione di Turii, in Magna Grecia.                                  Aristotele gli attribuisce uno schema a griglia con strade intersecanti ad angolo retto, delimitando gli isolati residenziali, le aree sacre (templi) e spazi pubblici per le attività commerciali, culturali e il confronto politico. In questa città ideale gli abitanti non avrebbero dovuto superare la soglia dei 10.000 e sarebbero stati divisi in tre classi: artigiani, agricoltori e soldati.  Nello schema ippodameo le poche strade ortogonali (πλατεῖαι, platêiai) si intersecano con una fitta rete di strade secondarie (στενωποί, stenōpói), dividendo lo spazio in isolati quadrangolari regolari. Tale piano urbanistico era già stato applicato in età arcaica nelle città coloniali d’Occidente (Megara Iblea, Imera, Agrigento, Naxos e Metaponto).
  9. ISIDORO architetto bizantino che con Antemio di Tralle progettò la maestosa Basilica di Hagia Sophia a Costantinopoli su commissione di Giustiniano I. Isidoro fu determinante per la trasmissione degli scritti di Eutocio di Ascalona, ovvero commentari sulla matematica di Archimede e Apolonnio.
  10. LEUCIPPO Filosofo vissuto nella prima metà del V a. C. di cui si hanno così poche notizie da indurre i critici persino a negarne l’esistenza. Secondo Diogene Laerzio abbandonò Mileto dopo la rivoluzione aristocratica del 450 a. C. per recarsi ad Elea (odierna Velia in provincia di Salerno), dove sarebbe stato allievo di Zenone. In seguito si recò ad Abdera (Tracia), dove conobbe Democrito e con lui fondò la concezione filosofica dell’atomismo, di cui si parlerà meglio in seguito.

BIBLIOGRAFIA

  • F. Jacoby, Die Fragmente der griechischen Historiker, Berlino 1923 .
  • A. Severyns, Recherches sur la Chrestomathie de Proclos, I-IV, Paris 1938-
    1963.
  • M. L. West, “Iliad” and “Aethiopis”, in CQ, New Series, Vol. 53, No. 1 2003.
  • Ovidio, Tristia II.
  • Plutarco, Vita di Crasso.
  • Erodoto, Storie, intr. di K.H. Waters, a cura di L. Annibaletto, 2 voll., Milano 2000
  • K. Meister, Die Griechische Geschichtsschreibung: von den Anfängen bis zum Ende des Hellenismus, Stuttgart Berlin Köln 1990; ed it. La storiografia greca. Dalle origini alla fine dell’Ellenismo, trad. di M. Tosti Croce, Roma-Bari 1992
  • D. Musti, Storia greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Roma-Bari 1990
  • F. Montanari, Storia della letteratura greca, Roma-Bari 1998
  • A. Momigliano, «Il razionalismo di Ecateo di Mileto», in Terzo contributo alla storia degli studi classici e del mondo, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1966.
  • V. Costa, Esichio di Mileto, Johannes Flach e le fonti biografiche della Suda,  in Atti dell’Incontro Internazionale Vercelli, 6-7 Novembre 2008, a cura di G. Vanotti, Edizioni Tored, 2010.
  • G. Fraccaroli, I lirici greci, I, Torino 1910
  • Aristotele, Politica, 1267b, 22 e seguenti.
  • Aristotele, Fisica, UTET 1999.
  • Aristotele, Metafisica, Laterza 1973.
  • P. Lo Sardo, Verso il canone della Polis, in Emanuele Greco (a cura di), La città greca antica: istituzioni, società e forme urbane, Roma, Donzelli, 1999
  • D. Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri, IX, 30.

 

ANASSÌMENE DI MILETO: L’ARIA

ANASSIMENE

 

Discepolo di Anassimandro, Anassimene visse a Mileto tra il 585 – 528 a.C. al tempo in cui Ciro il persiano distrusse Creso. È autore di un’opera intitolata Περί Φύσεως (Sulla Natura), di cui ci sono pervenuti pochi frammenti e sporadiche testimonianze.

 

Come Talete ha individuato l’archè, il principio di tutte le cose, in un determinato elemento naturale, che egli ravvisa nell’aria (πνεύμα = soffio/aria; il concetto rimanda anche a ψυχή = anima).

Come Anassimandro, invece, attribuisce all’archè infinità e un movimento eterno, ingenerato ed incorruttibile. Inoltre concorda con il suo predecessore sulla ciclicità delle cose del mondo, che nascono e si dissolvono, secondo l’ordine del tempo, nel principio originario. Non concorda con il suo maestro sulla scelta dell’apeiron quale principio di tutte le cose, in quanto la sua indeterminatezza lo pone oltre la nostra conoscenza sensibile. Come potrebbero realtà determinate (sasso, pianta) avere origine, consistenza e fine in qualcosa di indeterminato?

Anassimene ha messo in equilibrio la natura di Talete con l’infinito di Anassimandro, in quanto l’aria è definita qualitativamente (anche se ha un’identità minima, trasparente ed impalpabile è pur sempre un elemento presente in natura), ma indefinita quantitativamente, perché si trova ovunque.

Tra tutti gli elementi esistenti in natura scelse proprio l’aria, perché la respirazione è indispensabile per la vita di tutti gli esseri. Inoltre dall’osservazione degli agenti atmosferici intuì che l’aria muta la sua forma per dare origine ai diversi fenomeni: vento, nuvola, pioggia…

Secondo il milesio l’aria opera sia a livello cosmico/fisico, sia a livello umano e costituisce la nascita e la vivificazione tanto degli uomini quanto dell’universo nella sua totalità (panpsichismo: tutto respira). Il suo frammento recita:

«Come l’anima nostra, che è aria, ci sostiene, così il soffio e l’aria circondano il mondo intero».

Anassimene identifica l’anima che infonde la vita nel corpo con l’aria che entra ed esce da esso, ovvero con il respiro.

Supponendo che tutte le cose siano formate con un diverso livello di aggregazione dell’aria, egli spiega come l’aria darebbe origine a tutte le altre forme, diverse e contrarie, esistenti in natura. Anassimene attesta che dalla condensazione dell’aria si producono vento, nuvola, acqua, terra e viventi; mentre dalla  sua rarefazione il fuoco e le stelle. 

Infine, per il filosofo, la Terra avrebbe una superficie piatta sospesa nell’aria, attorno a cui ruotano gli astri, anch’essi risultato della rarefazione.

I FILOSOFI DI MILETO:

  1. TALETE DI MILETO: L’ACQUA
  2. ANASSIMANDRO DI MILETO: L’APEIRON

ALTRI ARTICOLI DI STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA:

  1. IL MITO
  2. I PRESOCRATICI

ANASSIMANDRO DI MILETO: L’APEIRON

ANASSIMANDRO

Discepolo di Talete, visse a Mileto nella prima metà del VI secolo a. C. A lui si fa risalire il primo trattato della storia della filosofia occidentale scritto in prosa, tramandatoci con il titolo di ‎Περί Φύσεως (Sulla Natura). Di questo testo non ci rimane che un frammento, citato da Simplicio nel VI secolo d.C. in un commentario alla fisica di Aristotele.  

Parafrasi del frammento

«Anassimandro disse che il principio delle cose che so­no è l’infinito (apeiron), in cui infatti, gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l’uno all’altro le pene e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo». (Simpl. in Arist. Phys. 184b 15)

Il frammento può essere diviso in due parti:

  1. La prima fissa il tema principale: «da dove infatti gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione secon­do necessità». Gli “esseri” rappresentano tutto ciò compone la natura (φύσις). Le “cose che sono” a turno prevalgono sui propri contrari e si estinguono in essi. 
  2. La seconda fornisce la spiegazio­ne del principio: «poiché essi pagano l’uno all’al­tro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo». Gli esseri, una volta venuti alla luce, debbono scontare una pena. Si tratta di un’ ingiustizia cosmica, che non coinvolge il concetto morale di responsabilità, in quanto le cose esistenti non commettono volontariamente l’ingiustizia, ma per necessaria obbedienza alle leggi dell’infinito stesso.  Tutte le cose particolari hanno vita limitata e, in quanto partecipi dell’ordine del tempo, sono destinate a morire. Ogni elemento esiste grazie al proprio contrario. Se un ente si assolutizzasse, perirebbe a sua volta, in quanto in assenza del suo opposto, non riuscirebbe a trovare definizione. 

Il principio individuato da Talete, l’ “acqua”, indica una cosa diversa dalle altre e quindi particolare e limitata. In quanto tale non può essere ciò che vi è di identico in ogni diverso. Questa ragione spinge Anassimandro a rintracciare l’arché, il principio di tutte le cose, in una natura che è possibile cogliere solo con l’intelletto: l’àpeiron (α privativo “senza”+πέρας “determinazione”), si tratta di un infinito/indefinito da cui provengono tutte le cose in virtù di una separazione dei contrari (caldo/freddo). 

«[Anassimandro] pensava che tutti i mondi siano soggetti ad un processo alterno di dissoluzione e rigenerazione, ciascuno dei quali continua per un periodo di tempo più lungo o più corto, secondo la natura del caso; e, come Talete, non attribuisce nulla della produzione di tutta questa attività ad una mente divina». [Agostino, La Città di Dio, Libro VIII, Capitolo 2]

L’apeiron è:

  • Eterno perché è al di là di ogni coordinata temporale. 
  • Indeterminato in quanto può assumere tutte le determinazioni.
  • Illimitato poiché nulla sussiste al di fuori di esso. Se fosse finito anche la sua attività generatrice cesserebbe.

La realtà, per Anassimandro, non sarebbe composta di molte determinazioni indipendenti e diverse, ma da un insieme di contrari che si oppongono l’uno l’altro. I contrari si staccano dall’àpeiron a causa del suo movimento eterno e si distruggono a vicenda con regolarità ciclica. Nel processo della generazione cosmica, la nascita di un elemento impedisce la formazione del suo contraltare: il giorno, sopraggiungendo, dissolve la notte, e viceversa. Secondo un ordine cosmico fissato dal tempo, alla nascita segue la morte, ovvero il ripristino dell’equilibrio originario. 

Cicerone racconta che a Sparta Anassimandro avrebbe salvato molte vite, riuscendo a predire un terremotoGli viene attribuita anche l’invenzione dello gnomone, uno strumento ad asta, con varie inclinazioni, la cui ombra consentiva di stabilire la posizione del sole e, quindi, l’ora del giorno.

Anassimandro compie un’astrazione significativa: immagina che la Terra abbia una forma cilindrica e che si libri in alto equidistante da ogni punto. Karl Popper ha chiamato questa idea “una delle più coraggiose, più rivoluzionarie, più portentose idee nella storia del pensiero umano”. Per la prima volta delinea il profilo delle terre allora conosciute e libera il mondo dal pensiero mitico, considerando la possibilità di comprendere l’universo senza entità sopranaturali. 

Per il milesio i primi esseri viventi sono stati generati nell’umido, poi con l’asciugarsi della terra questi sono migrati e si sono adattati alle terre asciutte. Alcuni studiosi vedono in questa supposizione di Anassimandro un’anticipazione dell’evoluzionismo

Fonti:

Aezio, De Fide (III, 7, 1).

Agostino, La Città di Dio, Libro VIII, Capitolo 2.

Aristotele, De coelo, II 13, 295 b.

Cicerone, De divinatione, I 50, 112 = 12 A 5a Diels-Kranz.

Karl Popper, “Conjectures and Refutations: The Growth of Scientific Knowledge” (New York: Routledge, 1998), pg 186.

Simplicio, Commentario alla fisica di Aristotele, 24, 13

I FILOSOFI DI MILETO:

  1. TALETE: L’ACQUA
  2. ANASSIMENE: L’ARIA

ALTRI ARTICOLI DI STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA:

  1. IL MITO
  2. I PRESOCRATICI

 

 

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