LA FESTA DEI MORTI IN SICILIA

“Chi ti misiru i morti? U pupu cu l’anchi torti”

Un’antica credenza popolare siciliana narra che nella notte di Ognissanti, tra l’1 ed il 2 novembre, i morti visitano i familiari ancora in vita, portando doni ai più piccoli. La festa dei morti non aveva lo scopo di impaurire i bambini, ma di creare un surreale momento di incontro tra viventi e persone scomparse. Grazie a questa giornata commemorativa i genitori, infatti, riuscivano ad esorcizzare quel tetro cimitero e a trasmettere ai figli un rapporto più sereno con la morte.

Il 2 Novembre i bambini si alzavano di buon mattino, perché sapevano che “i morti erano già passati” e che in casa avrebbero trovato “u canistru”, ovvero un grande cesto di vimini che aveva all′interno:

Canistru dei morti. Si rimanda al sito www.filippofabiopergolizzi.wordpress.com

  • La bambola di zucchero, (nota come: pupaccena, pupa cu l’anchi torti o pupa ri zuccaru), è un dolce antropomorfico, ovvero a sembianza umana. I personaggi più comuni raffigurati sono: paladini, dame, bambini e fidanzati. Il nome “pupa a cena” alcuni lo attribuiscono alla leggenda del nobile arabo caduto in miseria che, per sopperire alla mancanza di cibo, offrì ai suoi commensali delle bambole di zucchero; altri studi, invece, attestano che nel 1574 i pasticceri veneziani realizzarono dei paladini di zucchero in occasione della visita di Enrico III. I pupi di zucchero sono veri e propri capolavori realizzati dai “gissari”, abili artigiani che modellano lo zucchero fuso in calchi di gesso. Per la colorazione si usano solo prodotti alimentari: il rosso si ricava dal pomodoro, il giallo dallo zafferano, il marrone dal cacao, il nero dalla seppia, ecc…
  • La Muffoletta è una pagnotta con olio, sale, pepe, origano, filetti di acciuga sott’olio e qualche fettina di formaggio primosale.
  • L’ossa di morti sono biscotti a pasta dura con un forte odore di chiodi di garofano, che a seconda in quale parte della Sicilia ci si trovi vengono chiamati: muscardini, mustazzoli, scardini, nucàtuli, carcagneddi (piccoli talloni) e crozza di morti. La base di questi biscotti è composta da zucchero caramellato e ha una forma irregolare rossastra, mentre la parte superiore è composta da farina e ha una forma cilindrica bianca, rappresentante un osso cavo. 
  • La frutta martorana è un dolce tipico realizzato con farina di mandorle e zucchero. Con il nome Martorana si indica anche la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, fondata nel 1143 da Giorgio d’Antiochia, ammiraglio di Ruggero II.

La giornata proseguiva con la visita al cimitero per ricordare i propri “morticieddi”. Prima addirittura si mangiava sulla tomba o nella cappella di famiglia, tradizione in seguito proibita da un editto papale. La preghiera recitata dai bambini è la seguente:

«Armi santi, armi santi,
iu sugnu unu e vuatri siti tanti,
mentri ca sugnu nta stu munnu di guai
cosi di morti mittitiminni assai.»

Traduzione → «Anime sante, anime sante, io sono uno e voi siete tante. Nel frattempo che io sono in questo mondo di guai, fatemi avere tanti doni dei morti».

La notte di Ognissanti ai bambini si raccomandava di rimboccare bene le coperte altrimenti: “Li morti vennu e ti grattanu li pedi”, ovvero ti solleticano i piedi, da qui l’uso di nascondere le grattugge! Tipica era l’espressione di “apparare i scarpi” che consisteva nel sistemare le scarpe vecchie in un angolo della casa per ritrovarle la mattina seguente nuove e colme di dolci, come taralli e tetù.

Nelle case siciliane i dolci venivano disposti su una tavola, perché si riteneva che in quella notte i defunti venissero a cenare nella loro vecchia casa. La strenna dei morti rappresenta un esempio simbolico di patrofagia: cibarsi dei dolci equivaleva a cibarsi del ricordo dei propri defunti. Storicamente la festa dei morti nacque come capodanno celtico e solo in seguito fu trasformata in festa religiosa. Secondo l’anno druidico il 1 novembre era il Samhain, che segnava la fine dei raccolti e il primo giorno d’inverno. In questo giorno il Signore delle tenebre oltrepassava il confine del mondo dei morti per richiamare a sé tutti gli spiriti. I Celti, per accogliere questi spiriti, accendevano falò, ponevano lumi alle finestre e preparavano loro del cibo, proprio come nella ricorrenza siciliana.

Quando i Romani conquistarono la Britannia rimasero affascinati dal Samhain e assimilarono questi costumi all’equivalente celebrazione di Pomona, la dea dei frutteti. In seguito, papa Bonifacio IV, il 13 maggio 610, istituì la festa di tutti i martiri, tuttavia intorno all’835, papa Gregorio II, non riuscendo a sradicare i culti pagani, spostò la festa di Ognissanti dal 13 Maggio al 1 Novembre con la speranza di riuscire ad evangelizzare i riti profani. Infine, nel X secolo, la Chiesa introdusse il 2 Novembre, ovvero la “Festa dei Morti”.

 

LATTE DI CUORE E LATTE DI SPALLA

L’allattamento ha una funzione vitale e collega la madre al bambino. Anticamente le donne siciliane davano adito ad una credenza popolare, che distingueva il latte di cuore dal latte di spalla.

Il latte di cuore era considerato di scarsa qualità, dal momento che il cuore, sede dei sentimenti, avrebbe potuto trasmettere, tramite il fluido del latte, emozioni negative al bambino, esponendolo a seri rischi. Pertanto, onde evitare ripercussioni, era bene che la madre svuotasse il suo seno del latte ‘scantatu’ e aspettasse qualche giorno prima di riprendere l’allattamento. Si riteneva che il latte di cuore avesse una consistenza acquosa (in siciliano ‘lentu’=leggero) e fosse insufficiente a soddisfare un neonato, a differenza del latte di spalla che si presentava denso, cremoso e ricco di sostanze nutritive. Inoltre, si credeva che chi allattasse di spalla avvertisse una sorta di formicolio proveniente dalla spalla destra, causato dal flusso spedito del latte.

Addirittura c’era chi pensava che la diversità dei sessi influenzasse in qualche modo la qualità del latte. Durante la gravidanza si usava prendere una moneta e intingerla nel latte materno per poi lanciarla verso una parete: se la moneta fosse scivolata verso terra, allora il latte sarebbe stato di cuore e la donna avrebbe partorito una femmina, mentre se la moneta fosse rimasta attaccata alla parete, la donna avrebbe dato alla luce un maschio e lo avrebbe nutrito con latte di spalla.

La credenza del ‘latti scantatu’ era piuttosto comune al sud Italia: in Salento il latte di cuore era noto come latte di testa; a Catanzaro lo chiamavano latte di petto o caprino, in quanto simile alla scarsa densità del latte di capra. Per ulteriori informazioni su questo argomento antropologico che affonda le sue radici proprio nella nostra cultura siciliana si rimanda al libro a cura del professore Salvatore D’Onofrio, docente presso l’Università degli Studi di Palermo, intitolato “Les fluides d’Aristote: lait, sang et sperme dans l’Italie du Sud” (“I fluidi di Aristotele: latte, sangue e sperma nell’Italia del Sud”).

I fluidi di Aristotele: latte, sangue e sperma nell’Italia del Sud

 

I nonni come angeli custodi

A mia nonna Paola ♥

Il 2 Ottobre è il giorno celebrativo dei nonni,  che oltre ad essere infaticabili compagni di giochi dei più piccoli, dispensano anche buoni consigli ai più ″grandi″.

Marian McQuade

La festa dei nonni ha origine da un‘ iniziativa di Marian McQuade, un‘intraprendente nonna della Virginia Occidentale, che riteneva imprescindibile per l‘educazione dei più giovani la relazione con i nonni. Nel 1978 i suoi sforzi furono apprezzati dal presidente statunitense Carter, il quale istituì il National Grandparents Day, che viene celebrato ogni anno la prima domenica di settembre, dopo il Labor Day. «Proprio come una nazione – affermava il presidente Carter – impara ed è rafforzata dalla sua storia, così una famiglia impara e viene rafforzata dalla comprensione delle generazioni precedenti».

In Italia, gli ideatori della festa dei nonni sono stati Maria Zanni e Michele Armetta, in seguito Franco Locatelli, Presidente di Unaflor. Nel 1997, grazie ad Arturo Croci, Wim Van Meeuwen e Walter Pironi fu istituito il comitato ufficiale della festa dei nonni. 

Nontiscordardimé

Infine, il 2 ottobre, in concomitanza con la celebrazione degli Angeli Custodi, è stata istituita la festa dei nonni (DM n. 159 del 31 luglio 2005)per ricordare il ruolo svolto da quest‘ultimi all’interno delle famiglie e, in generale, della società. Il fiore, adottato a livello internazionale, è il Nontiscordardimé, simbolo del ricordo e della memoria.