X AGOSTO

Sommario:

  1. Testo: X Agosto
  2. Lettura di Vittorio Gassman
  3. Schema metrico e struttura della lirica
  4. Parafrasi
  5. La notte di San Lorenzo
  6. Parallelismo tra la rondine e il padre
  7. Analisi testuale

Nella lirica X Agosto, che fa parte della raccolta Myricae, Pascoli rievoca l’uccisione del padre, avvenuta il 10 agosto 1867 per opera di assassini ignoti e, attraverso il parallelismo con la rondine, simbolo d’innocenza, sottolinea il tragico episodio, assunto a simbolo del Male universale. 

  • TESTO

  • LETTURA DI VITTORIO GASSMAN
  • SCHEMA METRICO E STRUTTURA DELLA LIRICA

La poesia è composta da sei quartine di decasillabi e novenari alternati (ABAB, CDCD). La rima baciata è presente solo in «mondi e inondi» vv. 21/24. L’asindeto, ovvero l’assenza di congiunzioni, il lessico semplice e l’uso ricorrente di segni d’interpunzione creano un linguaggio breve e coinciso, ricco di pause sintattiche (come i due punti che dividono il v. 6 e il v. 14, entrambi successivi all’espressione “l’uccisero”, che indicano la fine di una vita), accentuano la drammaticità della situazione. La struttura del componimento è circolare (Climax ascendente e circolare), poiché esso si apre e si chiude con l’immagine del cielo inondato di stelle cadenti, simboli del dolore:

  • PARAFRASI

San Lorenzo, io so il motivo per cui così tante stelle brillano e cadono nell’aria tranquilla [della notte], il motivo per cui un pianto così grande risplende nella volta del cielo. Una rondine stava ritornando al suo nido, quando la uccisero e cadde tra le spine dei rovi. Nel becco aveva un insetto: la cena dei suoi rondinini. Ora è là, come se fosse in croce, che tende quel verme verso quel cielo lontano e i suoi piccoli sono nell’oscurità ad aspettarla, pigolando sempre più piano. Anche un uomo stava tornando a casa, quando lo uccisero. [Prima di morire] disse «Perdono» e negli occhi sbarrati restò un grido; portava in dono due bambole… Ora là, nella casa solitaria, lo aspettano, lo aspettano inutilmente. Lui immobile, sbigottito, mostra le bambole al cielo lontano. E tu, Cielo, infinito, eterno, dall’alto dei mondi sereni, inondi di un pianto di stelle questo corpuscolo caratterizzato solo dal male.

  • LA NOTTE DI SAN LORENZO

Secondo la leggenda popolare il 10 agosto del 258 d. C. il diacono Lorenzo moriva sul rogo e il suo pianto lo stesso giorno di ogni anno ci cade addosso sotto forma di stelle cadenti. Queste ultime sono  meteore che s’infiammano a contatto con l’atmosfera, generando una grande quantità di energia, che a noi si mostra come una scia luminosa che di notte riga la volta celeste.

Il Sistema di Rivoluzione della Terra intorno al Sole fa sì che ogni anno il nostro pianeta attraversi lo “sciame delle Perseidi”, il termine astronomico usato per designare quest’incantevole pioggia di stelle.

  • PARALLELISMO TRA LA RONDINE E IL PADRE

Prendendo le mosse dalla propria tragica vicenda personale (l’omicidio del padre), il poeta affronta i temi del male e del dolore: gli elementi familiari e biografici vengono trasposti su un piano universale e cosmico. Così, la rondine e il padre uccisi sono posti in parallelismo:

  •           ANALISI TESTUALE

I. STROFA (1-4)

Il vocativo (Apostrofe) rivolto al santo martire «San Lorenzo» v.1, con cui il poeta sottolinea la data emblematica del 10 agosto, anniversario della morte del padre, imprime all’attacco un tono drammatico. Nei vv. 1-2 l’Allitterazione della (L) di «Lorenzo, stelle, tranquilla» e l’Enjambement «tanto/di stelle» accelerano il ritmo del verso. L’espressione “tanto di stelle” deriva da tantum stellarum, un latinismo in cui l’aggettivo sostantivato neutro regge un genitivo partitivo. L’adozione di un simile costrutto consente al poeta di evitare la concordanza (tante stelle), e pertanto di mantenere, con effetto di maggiore agilità espressiva, il verbo al singolare. L’affermazione «io lo so perché… perché» vv. 1-3, resa più decisa dall’uso del pronome personale (io), dal ritmo scandito dei monosillabi (io lo so) e dall’iterazione dell’avverbio (perché) rimane sospesa fino al v. 23, quando il poeta rivela il significato dell’immagine iniziale («gran pianto» v. 3 → «pianto di stelle» v. 23). IL divario dei piani temporali presente/passato all’interno della lirica corrisponde alla distribuzione degli argomenti: la prima e l’ultima quartina contengono riflessioni generali e hanno il tempo verbale presente («io lo so» v. 1; «inondi» v. 23), le quattro quartine centrali, riservate alla rievocazione del passato, presentano invece i tempi storici («ritornava» v. 5; «tornava» v. 13). Per esprimere la rapidità della stella cadente, che brilla e in un attimo scompare precipitando, Pascoli ricorre alla figura retorica dell’assonanza delle vocali (a/e) «arde e cade» v. 3. Questi due verbi presentano le stesse desinenze (omoteleuto) e grazie alla loro somiglianza fonica e alla estrema brevità, sembrano riprodurre il guizzo veloce delle stelle cadenti (onomatopea). Infine, l’espressione «sì gran pianto» vv. 3-4 è una metafora in cui si evince che le stelle, cadendo, simulano un accorato pianto.

II. STROFA (5-8)

La tragica vicenda della rondine, abbattuta proprio mentre provvedeva alla necessità dei suoi piccoli, è narrata con un tono concitato e drammatico, sottolineato dalla fitta punteggiatura e dalla frequenza delle forme verbali («ritornava», «l’uccisero», «cadde», «aveva»). Le allitterazioni della (R) e della (N) e l’anastrofe di «Ritornava una rondine» v. 5 accelerano la scena del ritorno allo scopo di accentuare il silenzio che seguirà poco dopo.  La «rondine» v. 5 che cade tra i spini è una metafora, in quanto richiama la vicenda del padre di Pascoli. Nello stesso verso il termine «tetto» è una sineddoche che indica metaforicamente il nido della rondine. Il verbo «uccisero» v. 6 è ripetuto con un’anafora al v. 14 «l’uccisero disse: Perdono» per sottolineare l’aberrante ed insensata azione di chi ha stroncato una vita.

III. STROFA (9-12)

 L’anafora «Ora è là» vv. 9/17 sottolinea il punto in cui si è consumato il delitto per denunciarne l’efferatezza. La figura della rondine, che giace trafitta sui rovi spinosi con le ali spiegate «come in croce» v. 9, è una similitudine, perché ricorda il sacrificio di Cristo. I segni degli affetti spezzati che la rondine («tende/quel verme» Enjambement vv. 9 – 10) e l’uomo («addita/le bambole» vv. 19 – 20) protendono verso il cielo, esprimono un atto d’accusa e insieme una muta domanda rivolta al soprannaturale sulle ragioni della propria morte. La strofa è attraversata dalle anafore «che tende» v. 9, «che attende» v. 11, «che pigola» v. 12 che esprimono gli ultimi gesti d’amore tra genitore e figli. L’analogia intorno a cui ruota la Similitudine tra la rondine e il padre del poeta è costituita dall’appartenenza di entrambi a un nido. Il nido, concepito solitamente dal poeta come la cellula protettiva del nucleo familiare, rifugio dai pericoli della vita (cfr. Il gelsomino notturno, v. 7) è qui devastato dalla violenza e i suoi componenti, di cui si sottolinea la coesione con l’uso del contenente “nido” per il contenuto “rondinini” (metonimia), rimangono indifesi di fronte alla necessità e ai pericoli della vita (Cfr. anche La mia sera vv. 25 – 32). L’allitterazione della (P) al verso 12 «pigola sempre ppiano» sembra rendere quel richiamo sempre più tenue.

IV. STROFA (13-16)

 Anche in quest’altra strofa ritroviamo la metafora del “nido” v. 13 per indicare la casa di Pascoli e tener fede al parallelismo con la rondine. L’assassinio, improvviso e incomprensibile, è descritto (come al v. 6 l’uccisione della rondine) in modo essenziale e scarno. La drammaticità dell’avvenimento è anche in questi versi sottolineata dalla fitta punteggiatura e dai frequenti verbi («tornava», «l’uccisero», «disse: Perdono», «restò», «portava»). Al verso 15 «restò negli aperti occhi un grido» è una sinestesia, in quanto ritroviamo l’associazione di due sostantivi che si riferiscono a sfere sensoriali differenti. In questo caso quella visiva “occhi”, e quella uditiva uditiva “grido” esprime con efficacia la repentinità della morte, che non consente all’uomo neppure il tempo di emettere un grido. Il particolare patetico delle bambole v. 15, che l’uomo aveva comperato per le sue bambine, allude tristemente alla tenerezza del suo arrivo e delinea un mondo di affettuose consuetudini che la morte ha bruscamente interrotto.

V. STROFA (17-20)

Al verso 18 «aspettano, aspettano invano» è un epizeusi, in cui la ripetizione ravvicinata del verbo (anadiplosi) suggerisce il tempo interminabile della vana attesa dei familiari. I due lunghi aggettivi e il loro verbo «immobile, attonito, addita» (allitterazioni a/t v. 19; Enjambement addita/le bambole vv. 19-20, scandiscono e dilatano il decasillabo rallentandone il ritmo, quasi a suggerire la fissità della morte. 

VI. STROFA (21-24)

 Il vocativo finale «E tu, Cielo» (Apostrofe) è rivolto ad un Cielo (Personificazione) infinitamente lontano, che lascia cadere fitte lacrime sulle miserie umane « di un pianto di stelle lo inondi» v. 23. Qui ritroviamo dal punto di vista stilistico un’anastrofe, dal momento che il verbo è posto alla fine. È chiaramente un’iperbole, perché l’espressione risulta eccessiva rispetto al fenomeno celeste. In quella notte non potranno mai cadere tante stelle quante le lacrime che debordano sul viso dopo un pianto accorato. Infine «pianto» è una metafora, perché le stelle cadenti sono paragonate a delle lacrime). L’accortezza stilistica di Pascoli risiede anche nei due enjambement (mondi/sereni vv. 21 – 22; inondi/quest’atomo vv. 23 – 24) che incalzano il ritmo dei versi. La metafora presente nell’ultimo verso «quest’atomo opaco del Male!», ingigantita dalle allitterazioni (a/o), è emblematica, in quanto paragona la vita terrena ad atomo (iperbole, l’atomo è un elemento troppo piccolo per essere paragonato alla Terra) che è condannato a patire il Male (Personificazione). Nonostante la silente preghiera rivolta al Cielo, lo smarrimento dell’uomo e le sue domande sul dolore del vivere (vv. 9 – 10; vv. 19 – 20) rimangono inevitabilmente senza risposta.

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Informazioni su Angela Sabatino

Nasce a Corleone il 03/05/1993. Dopo la maturità classica consegue presso l'Università degli Studi di Palermo prima la laurea triennale in Studi filosofici e storici (marzo 2016) e, in seguito, anche la laurea magistrale in Studi storici, antropologici e geografici (ottobre 2017) riportando la valutazione di 110/L. Nel novembre 2017 fonda il blog "il caffè storico" per condividere la sua passione per gli studi storici. Auspica in futuro di concludere la stesura di un romanzo.
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