STORIA DEL MACRAMÉ

Articolo dedicato a mia madre

C. Leggio – copribottiglia in macramè

L’uso di annodare i fili dell’ordito di una tela tessuta a mano risale agli albori della stessa tessitura. Una tunica con frange annodata, risalente al I secolo a. C., è stata rinvenuta sulle sponde del Nilo, presso la città fortificata di Qasr Ibrim.

Si deve agli arabi la diffusione nell’area mediterranea di questo merletto annodato. Tracce dell’influenza del mondo islamico si evincono dai nomi di alcuni nodi decorativi, come i punti Jasmine e Mustafà. Nel Mediterraneo, la suddetta tecnica era usata perlopiù in ambito domestico per ridefinire polsini o camicie con scollo quadrangolare. In seguito, quando il filato grezzo fu sostituito da fili di lino più sottili, la tecnica acquisì un’estetica migliore, esordendo nelle bordure dei corredi nuziali e negli arredi ecclesiastici.

Il nome ‘macramè’ deriva dalla crasi di due parole di origine araba ‘mahrana’ e ‘rame’ che significano rispettivamente ‘frangia’ e ‘nodo’. Inizialmente il termine non indicava la tecnica di esecuzione dei manufatti, bensì tutti gli oggetti che avessero un bordo frangiato. Per la prima volta la parola “Macramé” compare in uno scritto del 1584; prima di quest’anno gli inventari riferiscono di alcuni asciugamani ornati da punti ‘alla moresca’. Difatti, i termini ‘asciugamano’ e ‘macramé’ indicano quasi la stessa cosa, con la differenza che il primo designa un oggetto ordinario, mentre il secondo un bene di lusso.

Modello

Secondo la leggenda popolare il macramè fu importato a Genova nel XI secolo dai marinai, che praticavano una tecnica nota come “legatura quadra” nelle ore di ozio delle traversate, realizzando amache, cinture, borse e tutto ciò che potessero barattare per garantirsi vitto e alloggio nei paesi di approdo.

Nel 1680 il mercante Giuseppe Perazzo commerciava il macramè di Chiavari (GE) prodotto dalle merlettaie della costa levantina e dell’entroterra, nella città di Costantinopoli e nei suoi dintorni.

L’avvento della Rivoluzione Industriale ha inevitabilmente provocato una crisi del settore, relegando il macramè ad una tessitura di nicchia con una richiesta sempre minore a causa del costo elevato. Nei primi anni del XX secolo l’entusiasmo della Belle Epoche giunse anche in Italia e l’interesse per il macramè tornò in voga, figurando tra le discipline scolastiche negli istituti femminili della Liguria.

Modella

Una realtà simile si ebbe anche a Torino con la Casa del Sole di Valentina Cavandoli (1872-1969), direttrice di una scuola per bambini orfani e bisognosi di assistenza. Valente sostenitrice del metodo Montessori, la maestra Cavandoli incluse nelle attività ricreative dei compiti manuali. Grazie a questo espediente ebbe modo di insegnare ai bambini il macramè, che lei a sua volta aveva appreso da sua nonna Virginia Lamberti,  esperta nella lavorazione di tessuti colorati tramite una tecnica che rimarrà alla storia come Punto Cavandoli. I lavoretti dei bambini (tovagliette, sacchetti, cuscini, ecc…) erano poi venduti e devoluti in beneficenza.

Lo scoppio delle Guerre Mondiali e gli anni dell’emancipazione femminile minacciarono nuovamente la diffusione del macramé. A Chiavari la maestra, Maria Chiappe, studiando i campioni antichi, inventò altri nodi creativi, ponendosi a capo della scuola di macramè presso il Consorzio provinciale di istruzione tecnica di Chiavari (chiusa nel 1989).

C. Leggio – Bracciali

Nel 1997 viene fondata a Genova l’associazione “De Fabula” che, tramite iniziative culturali, è ancora operante nella trasmissione del macramè. Nell’ultimo ventennio il macramé ha inglobato le opere tridimensionali della fiber art e il micro macramé, che trova la sua applicazione nei merletti gioiello, realizzati combinando nodi con perline, conchiglie, anelli o pietre preziose.

Di mano in mano questa tecnica si è complicata secondo la fantasia delle sue creatrici, rimanendo allo stesso tempo sempre fedele ai motivi di base. A Corleone Carmela Leggio da anni realizza tovaglie, bracciali, cestini, copribottiglia e tanto altro ancora, tramandando l’arte tecnica del macramè che lei ha appreso da sua zia paterna. Nella giornata di ieri, 25 agosto 2019, lei ed altre esperte artigiane locali hanno realizzato la mostra laboratorio “Un piano di donne“, esibendo i propri lavori e corredi antichi.

C. Leggio – manufatti in macramè

 

 

Informazioni su Angela Sabatino

Nasce a Corleone il 03/05/1993. Dopo la maturità classica consegue presso l'Università degli Studi di Palermo prima la laurea triennale in Studi filosofici e storici (marzo 2016) e, in seguito, anche la laurea magistrale in Studi storici, antropologici e geografici (ottobre 2017) riportando la valutazione di 110/L. Nel novembre 2017 fonda il blog "il caffè storico" per condividere la sua passione per gli studi storici. Auspica in futuro di concludere la stesura di un romanzo.
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