La “thick description”(descrizione spessa) nella ricerca storico – antropologica

Considerate tre ragazzi che contraggono la palpebra dell’occhio destro rapidamente, sapreste discernere, tra le diverse possibilità di interpretazione, quale sia la ragione autentica di quel gesto?

Il filosofo britannico Gilbert Ryle distingueva la thin description (descrizione sottile), ovvero l’azione fisica, dalla thick description (descrizione spessa) che include il contesto: chi ha eseguito l’azione, quando e dove l’azione ha avuto luogo, le intenzioni, ecc.. Non è facile distinguere un tic da un ammiccamento, perché il movimento è praticamente identico. L’atto fisico di qualcuno che “alza e abbassa rapidamente la palpebra destra”, infatti, potrebbe essere un:

  • Tic una contrazione nervosa, che si manifesta involontariamente, ossia senza la diretta partecipazione del soggetto.
  • Ammiccamento → un occhiolino deliberato per attirare l’attenzione o comunicare con qualcuno secondo un codice socialmente stabilito.
  • Imitazione → presa in giro di qualcun altro

Tutto dipende dal contesto, dagli scopi di chi esegue l’azione e da come sono stati compresi dagli altri. Ogni azione umana riferisce contenuti extra, che prescindono da ciò che semplicemente è accaduto (thin description). Gli storici sanno bene che le fonti (documenti scritti, immagini, monumenti, pratiche, costumi…) devono essere vagliate non solo in base a ciò che attestano, ma anche sul perché sono state create, a chi erano rivolte e tutta la dinamica cronologica che dalla loro origine le ha condotte sino a noi.  L’aspetto interessante della ricerca storica consiste proprio in questo: non esiste un’interpretazione universale di una fonte. Il passato può essere interpretato in modo diverso.

Thick Description’ è un’espressione usata anche dall’antropologo Clifford Geertz . Nel saggio ‘Thick Description: Toward an Interpretive Theory of Culture‘, ha spiegato che «l’uomo è un animale sospeso in ragnatele di significato che lui stesso ha filato». Con questa metafora Geertz spiega in maniera efficiente che l’antropologia è la scienza dell’indagine e che il compito dell’antropologo non è tanto “catturare fatti primitivi in ​​luoghi lontani e portarli a casa” ma “trarre grandi conclusioni dalle piccole cose”.

Bibliografia

C. Geertz, Thick Description: Toward an Interpretive Theory of Culture, in «The Interpretations of Cultures», London: Hutchinson, 1975.

Richard H. Robbins, Antropologia culturale. Un approccio per problemi, a cura di G. D’Agostino e V. Matera, Torino, Utet, 2009.

 

Informazioni su Angela Sabatino

Nasce a Corleone il 03/05/1993. Dopo la maturità classica consegue presso l'Università degli Studi di Palermo prima la laurea triennale in Studi filosofici e storici (marzo 2016) e, in seguito, anche la laurea magistrale in Studi storici, antropologici e geografici (ottobre 2017) riportando la valutazione di 110/L. Nel novembre 2017 fonda il blog "il caffè storico" per condividere la sua passione per gli studi storici. Auspica in futuro di concludere la stesura di un romanzo.
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