Il rinnegato Francisco Mannarino

Nel cortile posto alle spalle di Palazzo Steri, da un ingresso laterale, si accede in un ambiente sulle cui pareti ci sono delle testimonianze, venute alla luce, in seguito ad un meticoloso lavoro di restauro.

Battaglia di Lepanto

Sulla parete di fronte la porta è raffigurato un angelo che si libra sopra una battaglia navale che, dalle lanterne ottomane conservate nel palazzo ducale di Venezia, è stata identificata nella famosa battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Alla destra dell’angelo c’è una figura femminile sdraiata, forse una santa.
Sotto queste figure ritroviamo la firma di: Francisco Mannarino, che così facendo ha affermato – scrive la storica Messana – « il diritto di esistere, negato e soffocato dal silenzio che ammanta la procedura inquisitoriale e dall’oblio in cui vive chi è prigioniero nelle carceri».

Chi viveva nella cattività delle carceri dell’Inquisizione, infatti, non aveva la possibilità di comunicare con l’esterno, per cui i propri cari non ricevevano più loro notizie, né viceversa. Quindi i carcerati perdevano in pieno la loro dignità sociale, perché all’impossibilità di tessere rapporti umani con amici e parenti, veniva a mancare anche quella di esercitare un mestiere o una professione.
Dalla documentazione dell’archivio madrileno dell’Inquisizione apprendiamo che Mannarino era un rinnegato, che spontaneamente ha sporto denuncia al Sant’Uffizio nel 1609, dichiarando di aver abiurato la fede cattolica per convertirsi all’Islam. Gli sponte comparates (coloro che si autodenunciavano) ricevevano un trattamento meno severo rispetto a chi veniva denunciato da terzi. Inoltre il Consiglio della Suprema e Generale Inquisizione modificò la procedura e le sentenze per i processi dei rinnegati, stabilendo l’assoluzione di tutti coloro che avevano abiurato la fede cattolica in terra musulmana per aver salva la vita.   I rinnegati dovevano essere interrogati e processati, uscire con il sambenito (un abito penitenziale con una croce di Sant’Andrea scolpita sul corpetto) nella processione che avvia l’autodafé, abiurare, tornare in prigione per essere istruiti, ma non subivano le durissime pene del Sant’Uffizio. Francisco fu interrogato dagli inquisitori Domingo Llanes, Fernando Matienzo e Estevan de Torrecilla. Raccontò di essere figlio di un pescatore palermitano e di essere stato fatto prigioniero all’età di tredici anni e venduto come schiavo dai pirati barbareschi. Quando un prigioniero veniva acquistato al mercato degli schiavi poteva essere destinato a mansioni diverse: servo domestico o agricolo, garzone dell’ufficiale dell’esercito del sultano di Costantinopoli o di un pascià, eunuco all’harem di un principe (in questo caso subiva l’evirazione) o pirata alle dipendenze di un raìs.  A bordo della nave corsara Francisco era stato costretto ad abiurare. La procedura era abbastanza semplice, bastava alzare l’indice della mano destra e recitare:«Non vi è altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta». Il raìs poteva scegliere di conquistarsi la fiducia del suo equipaggio o farsi odiare per la sua tirannia. La nave corsara in cui si trovava Mannarino aveva un raìs tiranno, che dopo l’ennesima punizione fu ucciso dai suoi uomini. Una volta libero Francisco riuscì a ritrovare la via di casa, ma il padre subito lo accompagnò al tribunale del Sant’Uffizio dello Steri per farlo costituire. Il suo reato fu derubricato da quelli di eresia e doveva essere assolto ad cautelam. Dal momento che gli inquisitori avevano bisogno di celle libere per imprigionarvi stregoni e negromanti, Mannarino fu esonerato dal prendere parte all’autodafé del 13 giugno 1610. All’interno delle carceri si allestì un’autodafé privato, nella sala grande delle udienze; qui Francisco ascoltò la messa, lesse l’abiura e, finalmente, poté far ritorno a casa.

Bibliografia:

  • Messana M. S. (2012),Il Santo Ufficio dell’Inquisizione. Sicilia 1500 – 1782, Palermo, Istituto Poligrafico Europeo.

PER ACQUISTARLO SU AMAZON

Riguardo le carceri di Palazzo Steri clicca qui ⇒ https://wp.me/p9q9kA-aW

 

Informazioni su Angela Sabatino

Nasce a Corleone il 03/05/1993. Dopo la maturità classica consegue presso l'Università degli Studi di Palermo prima la laurea triennale in Studi filosofici e storici (marzo 2016) e, in seguito, anche la laurea magistrale in Studi storici, antropologici e geografici (ottobre 2017) riportando la valutazione di 110/L. Nel novembre 2017 fonda il blog "il caffè storico" per condividere la sua passione per gli studi storici. Auspica in futuro di concludere la stesura di un romanzo.
Questa voce è stata pubblicata in Ballate, tradizioni e costumi siciliani, Il caffè storico e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.