Il Carnevale e le sue Tradizioni

Per “Carnevale” si intende una festa che precede la Quaresima. L’origine del termine è soggetta ad interpretazioni diverse: c’è chi supporta l’espressione car navalis, il rito della nave sacra portata in processione su un carro; altri sostengono la formula carnes levare “togliere la carne”, alludendo ai digiuni quaresimali. Il Carnevale si conclude con il martedì grasso, il giorno prima del  mercoledì delle Ceneri.

Nei giorni di Carnevale si balla e si indossano delle maschere che richiamano personaggi di oggi e di ieri. Le maschere tradizionali italiane nacquero verso la fine del XIII secolo. Molti personaggi della cultura carnevalesca popolare ricorrono nelle commedie di Carlo Goldoni.

La maschera di Arlecchino nasce in Lombardia e precisamente a Bergamo. La leggenda narra che la madre, una donna umile, gli realizzò quell’abito originale assemblando tante stoffe colorate. Di Bergamo è anche la maschera di Brighella, che impersona un servo astuto e bugiardo. Il nome deriva dal verbo “brigare” che significa “intrigo”. Meneghino, invece, è di Milano. Il suo outfit è caratterizzato da un cappello a tre punte sopra una parrucca alla francese. Il suo look rispecchia l’amore per la libertà e la ribellione. Meneghino è un paladino di giustizia, estremamente generoso e prodigo.  Balanzone è una maschera che ha i natali nella città emiliana a cui si fa risalire la più antica università italiana di ambito giuridico: Bologna. Il dottor Balanzone è presuntuoso, saccente e chiacchierone. A Venezia troviamo la maschera di Pantalone, il cui nome forse deriva da San Pantaleone, è un vecchio mercante avaro e amante delle belle cortigiane. La storia narra che costui diede in sposa sua figlia, Rosaura, ad un vecchio aristocratico che la rese subito vedova. La bella ragazza però amava Florindo, ma il suo amore era ostacolato dal padre, che avido di ricchezze non l’avrebbe mai data in sposa allo squattrinato ragazzo. Ciononostante Rosaura riusciva, tramite la sua fedele amica  Colombina a far avere all’amato le sue lettere d’amore. Quest’ultima è la compagna del geloso Arlecchino, una donna seducente e vanitosa. Gianduia è una maschera piemontese, il cui nome forse deriva da “Gioanin dla doja”. La doja è un contenitore di vino. Questo personaggio è gioioso, conservatore e fedele alla sua compagna Giacometta. Tartaglia è un omino calvo, miope e balbuziente (da qui il nome Tar – taglia) originario di Napoli. Non è certo di che cosa si occupi, perché alcuni lo descrivono come uno speziale (l’attuale farmacista) altri come un esperto avvocato.  Conterraneo di Tartaglia è Pulcinella (la più antica del nostro Paese), è un napoletano simpatico sempre alla ricerca di cibo. Stenterello è l’unica maschera fiorentina, che rappresenta un uomo dalla lingua lunga e un po’ codardo, che con fortuna e furbizia riesce sempre a cavarsela. La tipica maschera calabrese è quella di Giangurgolo, il cui nome sembra voler dire “Gianni-gola-piena”. La storia che vede protagonista questo personaggio narra che il 24 giugno 1596, nel convento di Santa Maria della stella di Catanzaro fu abbandonato un bambino a cui fu dato il nome di Giovanni, dal nome del Santo che figurava sul calendario nel giorno del suo ritrovamento. Divenuto adulto salvò uno spagnolo da un’aggressione, ma dopo pochi giorni l’uomo morì, lasciandogli una cospicua eredità. Giangurgolo è il tipico spaccone che esige rispetto senza darne in cambio. Peppe (o Beppe) Nappa è la maschera tipica del Carnevale di Sciacca. Il suo nome deriverebbe da “Peppe” che nel dialetto siciliano è il diminutivo di Giuseppe. Per “Nappa” si intende la “toppa dei calzoni” ad indicare la sua povertà. Questo personaggio inscena un servo pigro e combinaguai che viene ogni volta sgamato e punito.

Carnevale vecchio e pazzo (di Gabriele d’Annunzio)

Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane, vino,
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve, beve all’improvviso
gli diventa rosso il viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia.
Così muore il Carnevale
e gli fanno il funerale:
dalla polvere era nato
e di polvere è tornato.

Il vestito di Arlecchino (Gianni Rodari)

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene il mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!”.

Oggi i bambini sono più intenti a mascherarsi dai personaggi dei loro cartoni preferiti. È facile incontrare l’amatissima principessa Elsa di Frozen o la Bella Addormentata. Miti intramontabili sono anche i personaggi delle fiabe, come Cappuccetto Rosso, Pinocchio o Trilli.

 

 

Informazioni su Angela Sabatino

Nasce a Corleone il 03/05/1993. Dopo la maturità classica consegue presso l'Università degli Studi di Palermo prima la laurea triennale in Studi filosofici e storici (marzo 2016) e, in seguito, anche la laurea magistrale in Studi storici, antropologici e geografici (ottobre 2017) riportando la valutazione di 110/L. Nel novembre 2017 fonda il blog "il caffè storico" per condividere la sua passione per gli studi storici. Auspica in futuro di concludere la stesura di un romanzo.
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