ANASSIMANDRO DI MILETO: L’APEIRON

ANASSIMANDRO

Discepolo di Talete, visse a Mileto nella prima metà del VI secolo a. C. A lui si fa risalire il primo trattato della storia della filosofia occidentale scritto in prosa, tramandatoci con il titolo di ‎Περί Φύσεως (Sulla Natura). Di questo testo non ci rimane che un frammento, citato da Simplicio nel VI secolo d.C. in un commentario alla fisica di Aristotele.  

Parafrasi del frammento

«Anassimandro disse che il principio delle cose che so­no è l’infinito (apeiron), in cui infatti, gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l’uno all’altro le pene e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo». (Simpl. in Arist. Phys. 184b 15)

Il frammento può essere diviso in due parti:

  1. La prima fissa il tema principale: «da dove infatti gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione secon­do necessità». Gli “esseri” rappresentano tutto ciò compone la natura (φύσις). Le “cose che sono” a turno prevalgono sui propri contrari e si estinguono in essi. 
  2. La seconda fornisce la spiegazio­ne del principio: «poiché essi pagano l’uno all’al­tro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo». Gli esseri, una volta venuti alla luce, debbono scontare una pena. Si tratta di un’ ingiustizia cosmica, che non coinvolge il concetto morale di responsabilità, in quanto le cose esistenti non commettono volontariamente l’ingiustizia, ma per necessaria obbedienza alle leggi dell’infinito stesso.  Tutte le cose particolari hanno vita limitata e, in quanto partecipi dell’ordine del tempo, sono destinate a morire. Ogni elemento esiste grazie al proprio contrario. Se un ente si assolutizzasse, perirebbe a sua volta, in quanto in assenza del suo opposto, non riuscirebbe a trovare definizione. 

Il principio individuato da Talete, l’ “acqua”, indica una cosa diversa dalle altre e quindi particolare e limitata. In quanto tale non può essere ciò che vi è di identico in ogni diverso. Questa ragione spinge Anassimandro a rintracciare l’arché, il principio di tutte le cose, in una natura che è possibile cogliere solo con l’intelletto: l’àpeiron (α privativo “senza”+πέρας “determinazione”), si tratta di un infinito/indefinito da cui provengono tutte le cose in virtù di una separazione dei contrari (caldo/freddo). 

«[Anassimandro] pensava che tutti i mondi siano soggetti ad un processo alterno di dissoluzione e rigenerazione, ciascuno dei quali continua per un periodo di tempo più lungo o più corto, secondo la natura del caso; e, come Talete, non attribuisce nulla della produzione di tutta questa attività ad una mente divina». [Agostino, La Città di Dio, Libro VIII, Capitolo 2]

L’apeiron è:

  • Eterno perché è al di là di ogni coordinata temporale. 
  • Indeterminato in quanto può assumere tutte le determinazioni.
  • Illimitato poiché nulla sussiste al di fuori di esso. Se fosse finito anche la sua attività generatrice cesserebbe.

La realtà, per Anassimandro, non sarebbe composta di molte determinazioni indipendenti e diverse, ma da un insieme di contrari che si oppongono l’uno l’altro. I contrari si staccano dall’àpeiron a causa del suo movimento eterno e si distruggono a vicenda con regolarità ciclica. Nel processo della generazione cosmica, la nascita di un elemento impedisce la formazione del suo contraltare: il giorno, sopraggiungendo, dissolve la notte, e viceversa. Secondo un ordine cosmico fissato dal tempo, alla nascita segue la morte, ovvero il ripristino dell’equilibrio originario. 

Cicerone racconta che a Sparta Anassimandro avrebbe salvato molte vite, riuscendo a predire un terremotoGli viene attribuita anche l’invenzione dello gnomone, uno strumento ad asta, con varie inclinazioni, la cui ombra consentiva di stabilire la posizione del sole e, quindi, l’ora del giorno.

Anassimandro compie un’astrazione significativa: immagina che la Terra abbia una forma cilindrica e che si libri in alto equidistante da ogni punto. Karl Popper ha chiamato questa idea “una delle più coraggiose, più rivoluzionarie, più portentose idee nella storia del pensiero umano”. Per la prima volta delinea il profilo delle terre allora conosciute e libera il mondo dal pensiero mitico, considerando la possibilità di comprendere l’universo senza entità sopranaturali. 

Per il milesio i primi esseri viventi sono stati generati nell’umido, poi con l’asciugarsi della terra questi sono migrati e si sono adattati alle terre asciutte. Alcuni studiosi vedono in questa supposizione di Anassimandro un’anticipazione dell’evoluzionismo

Fonti:

Aezio, De Fide (III, 7, 1).

Agostino, La Città di Dio, Libro VIII, Capitolo 2.

Aristotele, De coelo, II 13, 295 b.

Cicerone, De divinatione, I 50, 112 = 12 A 5a Diels-Kranz.

Karl Popper, “Conjectures and Refutations: The Growth of Scientific Knowledge” (New York: Routledge, 1998), pg 186.

Simplicio, Commentario alla fisica di Aristotele, 24, 13

I FILOSOFI DI MILETO:

  1. TALETE: L’ACQUA
  2. ANASSIMENE: L’ARIA

ALTRI ARTICOLI DI STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA:

  1. IL MITO
  2. I PRESOCRATICI

 

 

Informazioni su Angela Sabatino

Nasce a Corleone il 03/05/1993. Dopo la maturità classica consegue presso l'Università degli Studi di Palermo prima la laurea triennale in Studi filosofici e storici (marzo 2016) e, in seguito, anche la laurea magistrale in Studi storici, antropologici e geografici (ottobre 2017) riportando la valutazione di 110/L. Nel novembre 2017 fonda il blog "il caffè storico" per condividere la sua passione per gli studi storici. Auspica in futuro di concludere la stesura di un romanzo.
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